Varese

Varese, a Fall Break il documentario animato, genere nuovo con una lunga storia

Da sinistra Martinelli, Ghisolfi e Leone

Da sinistra Martinelli, Ghisolfi e Leone

Il documentario che si affida alle immagini animate è una frontiera del cinema sempre più frequentata e apprezzata. E proprio su questo si è tenuto, nel pomeriggio, presso la Feltrinelli di Varese, un confronto che ha fatto il punto sul documentario animato, un apuntamento del festival Fall Break che termina oggi.

Un confronto coordinato da Alessandro Leone con Thomas Martinelli, direttore di DoCartoon, il festival del documentario animato di Pietrasanta, e il varesino Giorgio Ghisolfi, regista di cinema d’animazione, docente, già direttore del festival varesino del cinema di animazione “A-tube”, che dopo un paio d’anni è passato a miglior vita, come spesso accade alle manifestazioni culturali che riguardano la città giardino.

Dopo che Bambi Lazzati, presidente del Premio Chiara, ha ricordato la sigla animata realizzata da Ghisolfi per il Premio Chiara, è intervenuto Martinelli, che ha sostenuto come l’animazione possa essere d’aiuto al documentario: “quando si tratta di situazioni molto delicate, come casi clinici con persone che parlano delle loro problematiche o quando si intervista un bambino, ma anche nel caso si voglia esprimere temi come la schizofrenia o la claustrofobia”. Un rapporto stretto, tra animazione e documentario, che ha fatto parlare Martinelli di “crossover”.

Una “dichiarazione d’onestà”, in fondo, secondo Martinelli, si può definire il “documentario di creazione” fatto con disegni, pupazzi, effetti digitali: “l’ostentazione dell’artificio è come dichiarare la propria onestà, non contrabbandando per oggettiva la propria pellicola documentaria. E questo non è poco in un mondo dove l’immagine si può manipolare”.

Un caso concreto è stato proposto da Giorgio Ghisolfi: è stata proiettata la pellicola animata dedicata al transatlantico Lusitania, orgoglio della marina civile inglese, che nel 1915 venne silurato da un U-boot tedesco. A questo avvenimento dedicò un documentario animato Winsor McCay, un pioniere del fumetto e del cinema d’animazione. “McCay utilizza l’animazione perchè di quel fatto non esistono testimonianze visive”. Secondo Ghisolfi, “il documentarista reinterpreta la realtà, scegliendo ed escludendo. Così fa anche, in maniera più accentuata, l’animazione. Ma in questo c’è una convergenza tra i due approcci”. Un genere, ha sostenuto Ghisolfi, “che è sempre esistito, ma che oggi si sta configurando come una categoria nuova nel cinema”.

8 novembre 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs