Lettere

Provincia e politica industriale

operai_in_fabbrica_1-300x225Facendo seguito a un mio articolo di alcune settimane fa, mi piacerebbe riportare al centro del dibattito pubblico, a cominciare dalla provincia di Varese, il tema della politica industriale. Lo faccio perché, come anticipato, mi piacerebbe che il nuovo Ente di Area Vasta si potesse occupare di questo tema, tanto cruciale quanto, ahimè, trascurato.

Difatti, non c’è lavoro senza crescita e non c’è crescita senza un rilancio della politica industriale. A tal proposito, qualche tempo fa leggevo “La nuova geografia del lavoro” di Enrico Moretti che insiste su un concetto particolarmente importante: ormai è fuori luogo la classificazione tradizionale dei settori industriali. È più coerente di fronte a una realtà completamente mutata rispetto agli schemi del passato, operare una distinzione fra settori che producono o meno innovazione, essendo ben consci del fatto che “il nuovo lavoro nasce dove ci sono le idee”, sempre per citare Moretti.

Da qui la necessità, sempre maggiore, di investire sempre più e sempre meglio nel capitale umano: mi riferisco al rilancio di formazione, ricerca, e istruzione di qualità. Dobbiamo, inoltre, portare sempre di più la tecnologia al centro dei processi, togliendoci dalla testa l’idea che sia uno dei fattori che causano la perdita del lavoro: semmai lo cambiano, lo rendono unico, non replicabile.

In questo senso l’Italia può avere nuovo slancio mettendo a frutto la straordinaria capacità di innovazione, creatività e di esperienza, che trovano un humus fertile in un comparto in particolare della nostra economia: le imprese medium tech, come afferma correttamente Gianfelice Rocca in un altro testo che ho trovato particolarmente illuminante, “Riaccendere i motori”. Come sostiene correttamente Rocca “il medium tech produce una società meno diseguale dal punto di vista dei redditi perché richiede una società meno diseguale dal punto di vista delle competenze”. E questo richiama altri temi cruciali per il rilancio del nostro Paese: l’acquisizione delle competenze e la valorizzazione del merito che dia l’opportunità di potenziare in ogni ambito le eccellenze.

È necessario, inoltre, individuare alcuni settori strategici per il nostro Paese per rafforzarli e farli diventare sempre più competitivi: non ha senso, infatti, come avviene adesso, individuare tantissimi settori strategici perché se sono troppi, in realtà nessuno lo è realmente.

E come si direbbe in inglese, last but not least, ultima ma non meno importante è la divulgazione del piano industriale: ciò che mi ha colpito maggiormente in uno dei miei viaggi di lavoro in Brasile è che tutti, anche il singolo imprenditore, conosce a menadito il piano industriale del proprio Paese. E così dovrebbe accadere anche da noi: per troppo tempo chi ci ha governato in passato ha lasciato cadere nel vuoto la pianificazione e industriale e tutti i temi sollevati.

L’Ente provinciale diviene fondamentale in questo quadro. La Provincia di Varese può fare affidamento su una serie di punti di forza: le due università, la presenza capillare di infrastrutture e la tradizione di tipo industriale ne fanno un luogo ideale per il rilancio della politica industriale. In un momento in cui tutti i corpi intermedi sono attraversati da profondi cambiamenti (Camere di Commercio, associazioni di categoria, sigle sindacali) potrebbe partire proprio da tale Ente una seria discussione su questa tematica.

Ora è necessario agire. Non possiamo permetterci di perdere questo treno: il treno per il futuro è adesso.

Samuele Astuti

Segretario provinciale del Pd di Varese

5 novembre 2014
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