Varese

Varese, Lettera aperta di Luisa Oprandi al sindaco sulla crisi

Luisa  Oprandi

Luisa Oprandi

Da cittadina, prima che da donna impegnata in politica, resto sgomenta di fronte alla attuale crisi della maggioranza nell’amministrazione comunale di Varese. La questione strettamente politica è nota: gli esponenti del Nuovo Centro Destra hanno sostenuto nelle ultime elezioni provinciali il presidente Gunnar Vincenzi, alleandosi quindi, attorno ad uno stesso candidato, con il PD e diverse liste civiche, di cui alcune a loro volta di centrodestra.

Sul piano della vecchia politica è così: contano prevalentemente gli schieramenti più o meno momentanei, le amicizie o inimicizie, lo stare in questa o quella corrente. Insomma l’essere sugli altari o gettato nella polvere è fatto di estrema labilità e credo che chiunque faccia politica lo abbia sperimentato sulla propria pelle.

Ma appunto questi sono tutti i segni della vecchia politica, di quel modo di intendere ruoli istituzionali, compiti, incarichi come se fossero sganciati dalle persone che li ricoprono.

Credo che di questo modo di interpretare il governo della cosa pubblica siano proprio tutti stanchi.

Invece spesso chi governa sembra non accorgersi che lo stile di pensiero della gente comune viaggia sui sentieri della valorizzazione delle persone, della loro capacità di rapportarsi alle situazioni, della loro disponibilità a mettersi al servizio della gente, prima che dei singoli partiti. E così, in modo assolutamente anacronistico, si incappa nei “dictat” che discendono dall’alto o si deve sottostare agli imperativi categorici dei personaggi più in vista.

In base alle ragioni di questo vetusto modo di fare politica, a Varese siamo ora messi davanti alla “necessità politica” di allontanare un attivo vicesindaco e, prima di una sua inattesa espressa fedeltà a Forza Italia, anche un bravissimo assessore ai servizi educativi e sociali , perché il loro partito di appartenenza aveva sostenuto un candidato alla presidenza della provincia in “odor di centrosinistra”… Se per l’assessore la questione si è risolta, a seguito della sua adesione a FI alleata politica della Lega Nord, per il vicesindaco l’ ”eresia politica” rimane.

Nelle scorse amministrative ero schierata come candidata sindaca dalla parte opposta ad Attilio Fontana e anche a Carlo Baroni, il vicesindaco cui viene dato oggi il benservito. Ma ciò non mi ha mai impedito di riconoscere, quando se ne è verificata l’occasione, gli interventi positivi messi in atto dall’Amministrazione e soprattutto ho sempre pubblicamente ringraziato per tutte le volte in cui l’Amministrazione attuale ha accolto, valorizzato, condiviso scelte, idee, proposte provenienti dalle file della minoranza.

Con lo stesso spirito costruttivo dico al nostro sindaco che prima delle logiche di partito vengono quelle della città che si amministra e che un assessore che è stato ritenuto adatto a ricoprire quel ruolo lo è anche oggi e lo sarebbe anche domani, se la scelta è stata fatta a suo tempo con uno spirito costruttivo e per il bene della città.

Una città non si lascia in balìa delle logiche di apparentamento politico, né la si fa dipendere dal parere di altri che sono al di fuori.

Fatti ben più gravi sul piano della dignità hanno segnato questa amministrazione: sostenere il sindaco di un comune a candidato della provincia non è un episodio così ignobile da meritare l’ostracismo.

Quindi, da consigliera di questa amministrazione, con la chiarezza e trasparenza di sempre, chiedo al sindaco Fontana di ritornare sui suoi passi e di dimostrare quella intelligenza politica che lo fa stare prima dalla parte della sua città e poi da quella del partito di appartenenza. Lasci dunque il vicesindaco a svolgere il proprio ruolo., perché è il vicesindaco di tutti, così come Fontana è il sindaco di tutti i varesini. E, come detto in altri occasioni, non è il partito di appartenenza del primo cittadino a decidere le sorti di una città.

Luisa Oprandi

Consigliera comunale PD

2 novembre 2014
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3 commenti a “Varese, Lettera aperta di Luisa Oprandi al sindaco sulla crisi

  1. ombretta diaferia il 3 novembre 2014, ore 10:53

    “prima delle logiche di partito vengono quelle della città che si amministra”
    è ciò che pensano tutti i cittadini in questo momento.
    peccato che non dirigano la città!

  2. chiericati il 4 novembre 2014, ore 18:08

    L’elezione diretta dei sindaci dovrebbe far si che il prescelto si senta rappresentante di tutti e non solo esponente della forza politica cui appartiene. Questa è una notevole legittimazione che dovrebbe garantire autonomia e indipendenza nelle scelte politiche e amministrative. Fontana non lo ha capito e ha accettato, anche in passato, le logiche “bulgare” del suo partito

  3. Beppe Orlandi il 5 novembre 2014, ore 14:32

    Ne ho viste troppe da parte di questa giunta per riservarle ancora rispetto: “muoia Sansone con tutti i filistei”!

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