Lettere

Anche le sardine hanno le regole

Difficoltoso rispettare le regole. Difficile farle rispettare, anzi difficilissimo. Per poter convivere in una comunità, in una società sono necessarie regole precise ed è pure necessario rispettarle. La libertà va inevitabilmente incontro a limiti, perché le regole mettono dei paletti per il rispetto dei diritti degli altri, come dei tuoi. Questo lo sappiamo tutti. È un luogo comune.

Immaginate invece di dover far rispettare le regole a vivaci studenti stipati su un sovraccarico treno di pendolari. Eppure ci sono addetti che riescono a farlo con intelligenza, sagacia e autorevolezza. Possiamo paragonare un vagone di questo treno ad una scatola di sardine (altro luogo comune). Un treno di pendolari è praticamente una fila di scatole di sardine, una dietro l’altra su un binario, ma una scatoletta è di prima classe, però differenziata morfologicamente dalle altre solo da un numero: 1 al posto di 2.

E’ facile per un 2 andare a sedersi al posto di un 1. Lì c’è più spazio. La sardina 1 non va in prima classe per distinguersi dalle altre, ma solo perché spera di poter utilizzare meglio il tempo del trasporto: lavorare al PC o sul tablet, studiare, leggere o altro. Ho visto signore fare la calza … Arriva il controllore, molto spesso la “controllatrice”, come ho avuto modo di constatare e sono rimasto ammirato dall’abilità di questa signora che con calma, sorriso sulle labbra, ma determinazione, ha fatto rispettare le regole alle sardine 2, che inizialmente si sono ribellate, degradando a parole un treno decoroso a livello di treno stercoroso ( di conseguenza anche la signora controllatrice veniva degradata allo stesso livello).

Non l’avessero detto! Sono stati fermamente richiamati al rispetto della persona, che stava facendo il suo lavoro, facendo fronte ad un suo contratto di lavoro e che chiedeva analogo rispetto del contratto da parte del viaggiatore che, se non voleva pagare la differenza, doveva lasciare il posto. Chi restava seduto doveva pagare la sanzione per ampliare i suoi diritti. Il soggetto 2, più o meno convinto, sborsava la piccola cifra imposta, anche se per un studente sardina 2, la cifra era quasi equivalente ad un panino di 1.

Poi tra gli studenti c’era un vecchietto come me, che giocando alla partenza con la biglietteria automatica, non era stato capace di interpretare la scrittura sul retro del biglietto. Veniva interrogato e richiamato all’ordine:“Signore, ha avuto qualche difficoltà a fare il biglietto stamane?” E si che avevo avuto difficoltà a rispettare la regola. La macchinetta, una specie di “robot” non mi diceva che dovevo annullare il cartoncino, definito “diritto di viaggio”, infilandolo in un’altra fessura capace di stampigliare la data.

E sì, è complicato vivere nella società dei nostri giorni! Complicato dialogare con le macchine costruite per aiutare i cittadini a spese però delle risorse umane. Mi resta la nostalgia del vecchio bigliettaio, che se gentile, mi augurava anche buon viaggio. E io a lui:“Buon lavoro”. Il robot è un parallelepipedo con tante lucette, bottoni, fenditure ma di freddo acciaio e plastica. incapace di generare l’empatia, che non può essere messa in un barattolo o in un bicchierino di plastica.

Emilio Corbetta

30 ottobre 2014
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