Varese

Varese, il Centro internazionale insubrico cambia sede. E sogna la laurea in filosofia

Il taglio del nastro alla nuova sede

Il taglio del nastro alla nuova sede

Dall’ex collegio Sant’Ambrogio al Campus di Bizzozero, il Centro internazionale insubrico, con la ricca biblioteca e i preziosi archivi, ha cambiato sede, trovando casa in alcune sale messe a disposizione dal rettore dell’Università dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, presso la nuova sede universitaria a Bizzozero. Nuova sede che è stata presentata oggi da chi da tempo, con passione ostinata, lavora in favore di questa realtà d’eccellenza, il professor Fabio Minazzi.

Un Centro che, in quattro anni, ha accumulato – grazie a donazioni – un ingente patrimonio di opere, documenti, oggetti, opere d’arte. Ora sono diecimila i volumi raccolti e una decina di archivi di grandi personalità della cultura filosofica italiana è giunta tra le pareti del Campus. “Siamo partiti dalle donazioni dell’archivio di Giulio Preti e dalle carte di Carlo Cattaneo – racconta con una punta d’orgoglio Minazzi -, una realtà iniziale che ha fatto da magnete per l’arrivo di altre preziose donazioni”. Tanti i volumi e i documenti che trovano qui la loro dimora: Carlo Cattaneo, Giulio Preti, Antonio Banfi, Evandro Agazzi, Aurelia (Lella) Monti, Bruno Widmar, Domenico Tullio Spinella (fratello del grande Mario Spinella), Clementina (Titti) Pozzi Sendresen e altri ancora. Nomi grandi anche nel campo della poesia: carte di Vittorio Sereni e, presto arriveranno, di Antonia Pozzi. Il Centro ha lanciato anche un progetto importante come quello dei Giovani Pensatori, un’iniziativa che, in sei anni, ha visto coinvolti 30 mila studenti e trenta docenti che hanno curato gli appuntamenti.

Il taglio del nastro della nuova sede è occasione per Minazzi di lanciare un progetto, forse una provocazione: una laurea in filosofia e storia. “La nostra università potrebbe ospitare studenti che in questo centro troverebbero un patrimonio di prestigio, già conosciuto a livello internazionale”. Minazzi riceve una risposta secca da parte del rettore Porisini: “Un’idea che ha senso, ma al momento è incompatibile con i finanziamenti sempre più ridotti che arrivano alle università in Italia”. Ma per Minazzi questo resta “un sogno nel cassetto”.

Il sogno di Minazzi si accompagna con la soddisfazione di potere riconoscere, come fa il professore, che “un centro come il nostro, con il prezioso materiale frutto di donazioni, è la prova che esiste ancora un’Italia civile, che continua ad amare e difendere l’università pubblica”.

29 ottobre 2014
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