Lettere

La mia esperienza alla Leopolda

Samuele Astuti

Samuele Astuti

Anche quest’anno, insieme a una compagnia di amici, ho partecipato alla Leopolda, giunta ormai al suo quinto appuntamento. Rispetto agli anni passati mi sono immediatamente accorto che qualcosa, nell’aria, era cambiato. Chiacchierando con le persone conosciute proprio a Firenze gli anni passati, ascoltando il discorso di apertura del Presidente Renzi e partecipando ai tavoli di discussione, ho compreso subito come le idee nate qui, che qualche anno fa sembravano tanto belle quanto irrealizzabili e i molti progetti che si pensavano utopistici, ora cominciano a diventare realtà.

Molte progettualità elaborate nel corso degli anni ai tavoli di discussione in tema di economia, fisco, semplificazione amministrativa e tante altre tematiche, si stanno finalmente realizzando perché tanti giovani, con un modo di guardare alla realtà innovativo, hanno saputo rompere i vecchi schemi che da troppo tempo ingessavano la nostra politica e stanno provando a cambiare il nostro Paese.

Sono stati tre giorni molto intensi: culturalmente arricchenti, di proficua discussione politica e mi riferisco alla politica che costruisce, che prova a immaginare un futuro e non si limita all’autocommiserazione e alla protesta ma ipotizza soluzioni e tenta di disegnare percorsi concreti per il rilancio del nostro Paese.

Sabato mattina ho avuto la fortuna di fare da discussant in uno dei tavoli tematici dal titolo “Smart city e smart community: come rimettere insieme i pezzi… smart e social”, coordinato dall’amico Angelo Senaldi. Un tavolo molto partecipato, in cui persone provenienti da tutta Italia (e per la verità anche da altri Paesi europei) si sono confrontati sul concetto di smart city e smart community, su un’idea di tecnologia che faciliti la relazione tra cittadino e istituzione e sulla possibilità che ciò possa tramutarsi in benefici tangibili per le nostre comunità.

Nel pomeriggio di sabato ho preso parte ad altri tavoli di discussione riguardanti tematiche molto sentite da tutti noi: fra tutti, la riorganizzazione della pubblica amministrazione, le riforme costituzionali, il Jobs Act.  La tre giorni “leopoldina” si è chiusa con una serie di interventi riconducibili prevalentemente al mondo dell’imprenditoria: storie di uomini e donne che grazie alla creatività, all’innovazione e al saper fare impresa hanno saputo costruire storie di successo e creare, in questo modo, occupazione.

Infine, il discorso del Presidente Renzi, di ampio respiro, che ha saputo collocare l’Italia all’interno di una cornice internazionale. Particolarmente incisivo, è stato poi il passaggio sull’Europa e sul peso che l’Italia deve assumere nel contesto europeo, a maggior ragione ora che è stato intrapreso un vero percorso riformista per modernizzare l’intero Paese.

Mentre ero in treno, di ritorno verso casa, ripensavo ad alcuni cartelloni che campeggiavano alla Stazione Leopolda. In particolare ne ricordo uno che riportava una frase: “Non c’è alcun motivo per il quale una persona dovrebbe avere un computer a casa sua” riteneva in modo assai poco previdente nel 1977 Ken Olson, Presidente di Digital Equipment Corporation. Questa affermazione dimostra come i processi innovativi spesso si scontrino con resistenze, con barriere culturali che inevitabilmente condizionano e frenano molti nel guardare al futuro immaginandolo diverso dal passato. Eppure il cambiamento arriva comunque, e chi si occupa di politica non può non accorgersene: anzi l’impegno politico deve rappresentare il mezzo attraverso cambiamento, ridando a tutti la capacità di guardare nuovamente al futuro.

Samuele Astuti

Segretario provinciale Pd – Varese

28 ottobre 2014
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