Lugano

Lugano, primo match tra gli scrittori finalisti del Premio Chiara

Da sinistra Celati, Questi e Oldrini alla Cantonale di Lugano

Da sinistra Celati, Questi e Oldrini alla Cantonale di Lugano

Il primo incontro pubblico dei tre scrittori finalisti del Premio Chiara 2014 è avvenuto nel pomeriggio in Canton Ticino, a Lugano, presso la Biblioteca Cantonale che ha registrato un tutto esaurito di pubblico. Gli scrittori si sono presentati puntuali all’appuntamento: Davide Barilli, autore della raccolta “La nascita del Che” (Aragno),  Gianni Celati, con “Selve d’amore” (Quolibet) e Giulio Questi, autore di “Uomini e Comandanti” (Einaudi). I tre finalisti che si contenderanno il primo premio domenica 26 ottobre, alle ore 17.15, alle Ville Ponti di Varese.

Il primo match tra i finalisti avviene dunque oltreconfine, con lo scrittore Andrea Vitali che dà forfait. Ci sarà poi l’incontro di g”Clandestino è il mio modo di essere scrittore”, esordisce il parmense Davide Barilli, scrittore e giornalista, che risponde alle domande di Robertino Ghiringhelli. “La prima volta mi sono recato a Cuba è stato 20 anni fa – dice Barilli -, e ci sono poi tornato per conoscere da vicino un Paese al di là delle mistificazioni e delle ideologie”. Un viaggio a Cuba, ciò che accomuna i racconti del volume di Barilli, che guardando Celati e considerandolo maestro di una narrativa di genere (emiliano), rileva una certa analogia tra certi luoghi cubani e alcuni scorci dell’Emilia.

Sta invece a Gerardo Rigozzi, direttore della Biblioteca Cantonale, offrire spunti a Gianni Celati. Lo scrittore che oggi vive in Inghilterra era già stato vincitore del Premio Chiara 13 anni fa. Celati racconta del suo viaggiare (“sono partito all’età di 15 anni e dopo molti viaggi mi sono stabilito in Inghilterra”). Lo scrittore fa l’elogio di un passo lento, di una capacità di apprezzare un volume “facendosi accompagnare al momento in cui arriva il sonno”.  Inevitabile il riferimento all’Ulisse di Joyce che Celati ha tradotto recentemente: “Mi piace Joyce, che si ubriacava sempre e suonava”. Il ricordo va ad Italo Calvino: “E’ stato per me un vero amico”.

Chiude il match uno splendido novantenne, Giulio Questi, felice esordiente che viene intervistato da Romano Oldrini. Racconta la sua lunga vita con rapidi flash, Questi, partendo dalla sua esperienza nel mondo del cinema. Attore nella “Dolce vita” di Federico Fellini, la regia del film “Se sei vivo, spara”, pellicola a cui viene dato il titolo dallo scrittore Giancarlo Fusco. Poi la della sua Resistenza, due anni passati in montagna. E poi il giornalismo a Bergamo, gli ideali democratici della Resistenza. La fondazione di un circolo cinematografico che lo porta a girare dei documentari, uno su Taormina, dove incontra Orson Welles. “Ho sempre lavorato sulla memoria – dice Questi -, pur consapevole del fatto che è inafferrabile, fluida e ad essa si deve dare un volto. A me la memoria dei fatti che mi è sempre rimasta addosso”. Da qui la necessità di scrivere e pubblicare il libro.

 

 

 

26 ottobre 2014
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