Varese

Varese, lo scrittore Piccolo, tra cinema e luoghi comuni sulla sinistra

Da sinistra Bambi Lazzati, Francesco Piccolo, Gervasini

Da sinistra Bambi Lazzati, Francesco Piccolo, Mauro Gervasini

Non è stato semplice presentare lo scrittore Francesco Piccolo. E’ stato ieri pomeriggio la guest star del Premio Chiara-Festival del Racconto, e tanto è talentuoso e poliedrico – lui che è scrittore, sceneggiatore, vincitore del Premio Chiara, amante del basket e altro ancora – che nel breve tempo di un incontro si rischia di lasciare aperti tanti capitoli e non chiuderne alcuno. Sala piena a Villa Recalcati con lettori che brandivano il volume vincitore del Premio Strega, ma l’incontro ha finito per parlare soprattutto di cinema e della sua attività di sceneggiatore. In particolare della sua partecipazione, da sceneggiatore, al film “Il capitale umano” di Virzì, su cui si è soffermato per il fatto che alcune scene sono state girate in location varesine. “Conosco bene Varese – ha detto Piccolo -, dato che per 5-6 anni ho accompagnato da Caserta la squadra di basket di cui ero allenatore per partecipare al Torneo Garbosi”.

Davvero numerosi gli spunti interessanti dell’incontro, condotto da Mauro Gervasini. Lunga e complessa, a volte anche un po’ noiosa, la “finestra” sul ruolo di sceneggiatore. “Lo sceneggiatore è ingombrante sul set”, ha detto Piccolo. “Tutti lavorano sul set, tranne lo sceneggiatore, che però è tenuto in grande considerazione”, ha continuato. “Il lavoro di sceneggiatore mi dà grande soddisfazione”, ha chiuso. Tra i temi più approfonditi in questo capitolo cinéfile, il rapporto di Piccolo con il sublime Moretti, il regista romano che lo scrittore ha definito “un vero leader della sinistra” all’epoca dei girotondi (“ma un po’ sempre”, ha aggiunto). Un rapporto che ha visto diverse collaborazioni, da “Il Caimano” ad “Habemus Papam” fino alla collaborazione con il film a cui Moretti sta lavorando ora, che Piccolo ha rivelato essere intitolato “Mia madre”. Un film di cui il regista ha proibito di rivelare qualsiasi dettaglio, come del resto è accaduto per ogni altro suo film precedente. “Presumibilmente parlerà di sua madre”, ha scherzato lo scrittore.

Non è mancato una parte dell’incontro dedicato al libro vincitore dello Strega, “Il desiderio di essere come tutti”, pubblicato da Einaudi. Un romanzo che spesso diventa saggio, con lunghe riflessioni su tattica e strategia della sinistra italiana negli ultimi 40 anni. L’incontro che si è tenuto a Villa Recalcati è stata occasione per ripetere ancora una volta una serie di stereotipi su Berlinguer, pur amando Berlinguer, a detta dello scrittore, nonché sulla sinistra pre-Renzi: dalla “battaglia di retroguardia” dell’ultimo Berlinguer, all’autoreclusione del Pci in una posizione marginale ed ininfluente, fino al colpo di grazia finale sulla sinistra che rivendica “superiorità e purezza” rispetto al mondo e così continua a perdere, una sorta di leggenda metropolitana che si continua a ripetere (facendo finta di non conoscere le vere ragioni della sconfitta della sinistra). Una serie di considerazioni che si ritrovano nel romanzo e che lo scrittore ha ripetuto a Varese, ma che non reggono ad un’analisi più seria delle cose politiche italiane.

 

19 ottobre 2014
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Un commento a “Varese, lo scrittore Piccolo, tra cinema e luoghi comuni sulla sinistra

  1. Sergio Vito il 19 ottobre 2014, ore 16:11

    Non ho amato per nulla il libro di Francesco Piccolo vincitore dello Strega. Non è un romanzo, non è un saggio, non è nemmeno fino un fondo un diario. Forse ha vinto per questo ma io, stufo, l’ho lasciato a metà.

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