Fotografia

Arriva Inge Feltrinelli, ex fotoreporter. “Ora scatto foto solo ai miei nipoti”

Una famosa foto di Inge con Hemingway

Una famosa foto di Inge con Hemingway

Un’esistenza trascorsa a contatto con personalità leggendarie, intrecciando amicizie prestigiose, conoscendo da vicino uomini e donne che sono entrati nella storia. Inge Feltrinelli, oggi presidente onorario della Feltrinelli editore, ha avuto una vita entusiasmante di cui parla con una punta di ironico distacco, guardando al suo passato senza nostalgia o retorica.

Un’esistenza, quella di Inge  Schoenthal Feltrinelli, iniziata da ragazza con un’esperienza di fotoreporter in giro per il mondo. Un’avventura di cui racconterà a Varese, nell’ambito del Premio Chiara-Festival del Racconto, in un evento dedicato a lei domenica 19 ottobre, a Villa Recalcati, a partire dalle ore 18. Abbiamo intervistato Inge Feltrinelli in vista dell’incontro in programma a Varese, chiedendole di ricordare l’epoca in cui scattava immagini con un’ingombrante Rolleiflex.

Potremmo dire che tutto è cominciato da un’ingombrante Rollei. Come se la ricorda?
Sinceramente non ho mai avuto, da un punto di vista tecnico, un grande talento. Però la mia Rollei la ricordo bene, una macchina “calma”, e non nervosa come, ad esempio, la Leica, quella che usava Robert Capa, il fotografo che è stato sempre il mio idolo. Con la mia macchina “calma” sono stata felice.

E’ riuscita nella sua vita a immortalare momenti di vite leggendarie, da Hemingway fino a Picasso. Quale grande personaggio da lei fotografato ricorda con più simpatia?
Erano tutti personaggi molto difficili, complicatissimi: erano dei grandi “mostri”. Era complicato arrivare fino a loro, non si lasciavano fotografare facilmente…

Come se li ricorda Ernest Hemingway e Pablo Picasso, due veri miti del Novecento?
Hemingway era l’uomo più complicato, ma anche molto umano. Per quanto riguarda Picasso, me lo ricordo come un vero genio, un uomo bizzarro e divertente. Sexy da morire. E poi mi faceva la corte…

Qual è, secondo lei, la dote principale per un fotoreporter di talento?
La sua più grande dote deve essere la curiosità, oltre alla pazienza, alla capacità di insistere. E poi una grande fortuna.

Quando è terminata (e per quale ragione) la sua avventura di fotoreporter?
Perchè ho avuto la grande fortuna di incontrare Giangiacomo Feltrinelli, un uomo che da quel momento ha cambiato la mia vita. I miei dieci anni di vita di fotoreporter è stata molto intensa. Chiusa quell’esperienza, mi sono buttata nell’editoria, un altro impegno che di deve portare avanti 24 ore su 24. Non possono coesistere due impegni così forti. La fotoreporter è un’esperienza chiusa, verso cui non provo nostalgia.

E ora, fotografa ancora?
No, non fotografo più..O meglio, scatto foto solo ai miei nipoti.

Verrà a Varese per partecipare ad un incontro dedicato ad “Inge Fotoreporter”. Cosa pensa della nostra città?
Sono stata a Varese quando è stata inaugurata la Libreria Feltrinelli, c’era anche il sindaco Fontana. Per me Varese è una città ideale, una città di dimensioni umane, in cui è possibile andare in bici. Molto meglio, da questo punto di vista, di una città grandissima come Milano.

Andrea Giacometti

14 ottobre 2014
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