Varese

Varese, Conferenza su lotta alle mafie, Borsellino: le stragi? Peccato originale del Paese

Salvatore Borsellino

Salvatore Borsellino sul palco dell’Apollonio di Varese

Un Teatro Apollonio di Varese pieno a metà per la “Conferenza sul tema della lotta alle mafie ed educazione alla legalità”, promossa da Agende Rosse di Salvatore Borsellino, Libera e Antimafia 2000, con la collaborazione del Comune di Varese e il patrocinio dei Comuni di Travedona Monate, Ternate, Vergiate. Un momento di riflessione e di sensibilizzazione nei confronti dell’impegno contro la presenza delle mafie anche nel profondo Nord.

Sul palco del teatro di piazza Repubblica seduti i protagonisti dell’incontro: tra loro anche Nino Di Matteo, il Sostituto procuratore di Palermo e pubblica accusa al processo sulla trattativa Stato-mafia, vittima di gravi minacce da parte del boss Totò Riina. L’ultimo a raggiungere il palco, l’attore e regista Giulio Cavalli, che vive da anni sotto scorta.

Ma il protagonista dell’iniziativa è senza dubbio Salvatore Borsellino, fondatore delle Agende Rosse, fratello minore di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia insieme agli uomini della scorta il 19 luglio 1992 a Palermo, in via D’Amelio. Sale sul palco e, come in tutte le manifestazioni a cui partecipa, alza il braccio sollevando un volume rosso per evocare l’Agenda Rossa del fratello, applaudito dai varesini presenti in sala. Subito punta al processo sulla trattativa Stato-Mafia: “Su questo processo – dice Borsellino – ci sono attacchi concentrici, da parte della stampa, da parte di pezzi di istituzioni, dall’interno della stessa magistratura. Ma questo è un processo fondamentale per il nostro Paese”. Un cenno anche al presidente Napolitano, che sarà sentito nel processo: “deve essere un processo pubblico e non a porte chiuse, soprattutto perchè lui è stato un testimone privilegiato di ciò che è accaduto nel Paese negli ultimi 20 anni”.

Borsellino definisce le stragi del ’92 e del ’93 il “peccato originale”: “Se non arriviamo alla verità su queste stragi, il nostro non può essere un Paese democratico. Il sangue delle stragi – continua Borsellino – è dovuto all’ignobile trattativa tra pezzi dello Stato e la criminalità organizzata”. Una criminalità assai presente e ramificata anche al Nord: “La mafia va dove c’è ricchezza e affari, e dunque è qui, in Lombardia che trova il suo centro di interesse. Qui dove c’è l’Expo”.

 

5 ottobre 2014
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