Lettere

Renzi sul lavoro, un po’ vago

Devo dire che da quando c’è Renzi come Segretario del PD la riunione della Direzione nazionale del partito diventa spesso un evento che non passa inosservato. Non so se questo è prodotto dai contenuti che di volta in volta si trova a discutere l’assemblea, se è frutto dell’importanza del partito, delle dirette in streaming o se, invece, è la regia di una sapiente quanto efficace strategia comunicativa. Così è stato anche lunedì 29 settembre.

Per alcuni giorni si è caricato l’appuntamento come se fosse in corso una sorta di “redde rationem”, di ultima battaglia tra la nuova dirigenza e la “vecchia guardia”, di scontro finale tra la sinistra old style e i seguaci del blairismo italico.

Insomma, a detta di molti osservatori, anche lunedì avrebbero dovuto essere gettate le basi per il definitivo passaggio generazionale nel PD e per l’emarginazione degli esponenti della vecchia “ditta” figlia di Botteghe Oscure.

Personalmente non amo caricare la politica di enfasi più di quella che normalmente ha già di suo. La politica non è mai uno scontro finale. E penso che anche questa volta si sia vissuto un momento di passaggio e neanche l’ultimo, a dire il vero, nella costruzione di un partito moderno e più adeguato ai tempi e questo prescindendo da un risultato finale già ampiamente scontato, visto anche che i numeri sono quelli usciti dal congresso che ha eletto Renzi.

Tuttavia, vorrei tralasciare alcune delle dietrologie politiche che l’hanno fatta da protagonista in questi giorni e mettere al centro della mia riflessione una sensazione e qualche perplessità.

Domenica sera avevo ascoltato il Presidente del Consiglio durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio e, avevo avuto l’impressione che, al di là della consueta capacità comunicativa, Renzi peccasse un pochettino in vaghezza circa i temi fondamentali della riforma del lavoro. Devo dire che questa sensazione l’ho ritrovata anche ascoltando le sue parole durante la Direzione. Sinceramente non ho ancora capito in cosa consiste la modifica dell’art. 18 dato che è stato rimarcato che la reintegra rimarrà sia per i licenziamenti discriminatori sia per quelli ( illeciti ) derivanti da provvedimenti disciplinari.

Ora, come in molti sanno, l’art. 18 è già stato ampiamente modificato dalla riforma Fornero soli due anni fa e dunque, francamente, non è che si sentiva il bisogno di una ulteriore rivisitazione, tuttavia, ad oggi, non mi pare ancora chiaro dove stanno i cambiamenti. Probabilmente, ad una lettura dai quotidiani, la cosa dovrebbe riguardare i licenziamenti economici e solo quelli ( ovviamente sempre in caso di licenziamento comminato in modo illegittimo ), ma non è ancora del tutto chiaro così come non è ancora chiaro se si escluderà ( cosa difficile a dire il vero ) il ricorso al giudice per una valutazione equitativa. Tra l’altro nel nostro Paese i licenziamenti economici sono sempre stati consentiti e dunque occorre capirne l’effettiva portata.

Un ulteriore problema su cui mi sento di esprimere le mie perplessità, riguarda l’ipotesi di come far sparire tutte le forme di lavoro atipiche: cocopro, false partite iva, partecipazione in associazione e così via. Ora, che di queste forme contrattuali ci sia stato un abuso, questo è fuori di dubbio. Devo anche sottolineare che fino a non molto tempo fa i giuslavoristi e non solo, ci spiegavano che la logica ammissiva era per governare nella legalità una forma di libertà che le nuove generazioni preferivano rispetto alla ricerca del posto fisso, ma tant’è, è evidente che anche le dinamiche interpretative dei fatti cambiano tanto più se ci si trova di fronte a esperienze di cui si è abusato. Tuttavia, come scrivevo poc’anzi, non ho capito se il Governo si propone l’abolizione o se intende governare in maniera diversa queste forme contrattuali.

Giustamente Renzi ha enfatizzato la necessità di garantire, ad esempio a chi ha il cocopro, la maternità, ma a dire il vero, questa è già garantita ( almeno la obbligatoria ) il problema è che si parla di pochi soldi messi a disposizione dall’Istituto perchè non ci sono le coperture contributive, francamente, questo mi sembra un approccio ancora un po’ vago e che fa sicuramente pendant con la necessità di individuare tutte le coperture economiche degli interventi proposti.

Un ultimo problema mi sento di sollevare. Sembrerebbe che è allo studio la possibilità di versare una parte del TFR nelle buste paga dei dipendenti. Se la cosa fosse vera riterrei questo provvedimenti lo scempio di ogni logica di buon senso oltre che la negazione di tutti gli interventi di questi ultimi anni fatti per promuovere “forme” di risparmio ad integrazione delle possibili scarse pensioni.

In pratica, la logica del provvedimento sarebbe quella di mettere una quota di quella che è “retribuzione differita” ( anche se questa definizione è impropria perché ormai il TFR ha natura previdenziale ) e che è del lavoratore, in busta paga, anticipatamente rispetto alla sua naturale scadenza che è il fine rapporto. Ora, questa scelta trova il suo unico fondamento nella volontà di mettere soldi in più nelle tasche dei lavoratori dipendenti per sostenere i consumi.

Personalmente ritengo questa una scelta scellerata. Primo perché non si tratta di un aumento ( cosa che forse sarebbe più gradita ) o di una diminuzione di tasse, altrettanto gradita e forse più “economicamente” corretta, ma semplicemente di soldi dei lavoratori che già sono dei lavoratori e non sono per tanto un di più.

Secondo, sarebbe una partita di giro assolutamente pericolosa e questo perché si dice ai lavoratori “consuma oggi, spendi oggi, non risparmiare per la tua vecchiaia e per la tua pensione di domani” perché, di fatto, il TFR è questo, una somma da destinarsi domani, al momento della cessazione, per sostenere la propria vecchiaia o per integrare la pensione che, come si sa, con il sistema contributivo sarà più bassa della retribuzione percepita.

Dunque un “grande messaggio” di lungimiranza da dare agli italiani rispetto al futuro. Insomma c’è proprio da “stare sereni” se questa è la proposta.

Roberto Molinari

Componente Direzione P.le PD

Varese

3 ottobre 2014
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