Varese

Varese, Assemblea delegati Cgil: dalla parte del lavoro e dei diritti

 

L'intervento di Melissa Oliviero alle Ville Ponti

L’intervento di Melissa Oliviero alle Ville Ponti

Sala Napoleonica affollata, alle Ville Ponti, per l’assemblea dei delegati e delle delegate della Cgil di Varese. Un appuntamento che cade proprio il giorno dopo la direzione Pd e la riunione tra i vertici nazionali dei sindacati sul fronte lavoro. Ma che, agli occhi del sindacato varesino, è soprattutto un’occasione per guardare avanti.

Ad introdurre il confronto, che va avanti tutta la mattina, con decine e decine di interventi di lavoratori e delegati, è il segretario cittadino della Cgil varesina, Umberto Colombo. “Un dibattito molto ricco in vista della manifestazione che si terrà a Roma il 25 ottobre. Cominciamo oggi per portare il tema del lavoro nelle assemblee dei lavoratori e dei pensionati, ma anche tra la gente comune”, spiega Colombo.

La situazione che fotografa la Cgil di Varese è allarmante: Varese ha conquistato il primo posto con un primato non invidiabile in Lombardia, quello di avere il più alto ricorso agli ammortizzatori sociali rispetto alla popolazione attiva (8,13%). Per quanto riguarda i giovani, a Varese uno su tre è senza lavoro. Se poi cala la cassa integrazione ordinaria, non diminuisce quella straordinaria, un brutto segnale legato al fatto che sono tante le aziende arrivate al capolinea. “C’è un problema di cui non si parla – riprende Colombo -, ed è il fatto che, soprattutto nelle piccole aziende, si registra la trasformazione dei contratti da tempo pieno a tempo parziale”. Altro dato eclatante: nelle aziende con più di 15 dipendenti, dall’1 gennaio a fine agosto sono stati 2300 i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro.

Ampia e articolata la “piattaforma” (“una parola che oggi non si vuole più usare”, sottolinea il segretario della Cgil di Varese) che la Cgil ha elaborato sul lavoro. Al centro il ragionamento su diritti e articolo 18. “Siamo pronti ad accettare la sfida del contratto a tutele crescenti – dice Colombo -. Un contratto che però deve essere a tempo indeterminato e soprattutto deve comportare la messa fuori gioco del lavoro precario”. Il contratto a tutele crescenti deve portare, ad un certo punto, all’articolo 18: “Certo – dichiara Colombo – l’articolo 18 è un elemento di deterrenza, e la sua eliminazione non porterà a licenziamenti di massa”. Tuttavia “il licenziamento senza giusta causa significherà che sarà più difficile difendere gli altri diritti”.

Dopo una serie lunghissima di interventi, alcuni più duri, alcuni più morbidi sul governo Renzi, alcuni meno applauditi, altri che suscitano un applauso fragoroso (è il caso del segretario Fiom, Stefania Filetti), arriva il momento delle conclusioni di Melissa Oliviero della segreteria Cgil della Lombardia. “Al centro della nostra mobilitazione devono esserci una semplificazione della giungla dei contratti (sono 46 al momento) e l’estensione dei diritti”.

Insiste la Oliviero: “C’è poi il tema fondamentale della creazione di nuovo lavoro: dopo anni di rigore e tagli, occorre riportare al centro il lavoro, che significa ricerca, innovazione, istruzione”. Il segretario regionale conclude: “non c’è nesso tra creazione di nuovi posti di lavoro e abbassamento delle tutele. Pensiamo anzi che il reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati sia una battaglia di civiltà”.

30 settembre 2014
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