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Riforma del lavoro, si spacca il Pd. D’Alema e Bersani votano no

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Sulla riforma del lavoro voluta dal governo Renzi, si spacca il Pd. Alla Direzione nazionale del Partito Democratico l’ordine del giorno sulla riforma del lavoro è passata con 130 voti a favore, 11 astenuti, 20 contrari (tra cui Bersani e D’Alema).

La Direzione sceglie così di sostenere il governo nella messa in campo di “strumenti” per una rete più estesa di ammortizzatori sociali ai precari; una riduzione delle forme contrattuali a partire dai Co.co.pro, favorendo il lavoro a tutele crescenti; nuovi servizi per l’impiego; licenziamenti sanati con un indennizzo e non più con il reintegro. Quest’ultimo resta per discriminazioni o per il licenziamento disciplinare.

Dura la minoranza, a partire da Gianni Cuperlo che dice a Renzi: “Tu non sei la reincarnazione della signora Thatcher. Ma nel Pd non può esserci neppure un dominus. Dovresti raccogliere la domanda che viene dal tuo partito”. Forte l’intervento di Massimo D’Alema: “Ho sentito una serie di affermazioni senza fondamento- Voglio meno slogan, meno spot e un’azione di governo più riflettuta”. Quanto a Pier Luigi Bersani, forte l’affermazione con cui si è scagliato contro “il metodo Boffo, perchè se uno dice la sua, deve poterla dire senza che gli venga tolta la dignità. Ai neofiti della ditta dico che non funziona così. Io voglio poter discutere prima che ci sia un prendere o lasciare”. 

29 settembre 2014
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