Lettere

Anche Michele è sull’albero

E lui scenderà. Prima o poi.

Anche se forse anche lui verrà “invalidato” dal mondo che gli ha dato vita.

Proprio come gli alberi che Michele vuole difendere.

Quegli esemplari che, messi a dimora nei miei anni infantili, vogliono decapitare amministratori illuminati. Oggi.

Michele è salito sul cipresso numero nove, ieri venerdì 12 settembre alle quattro del pomeriggio.

E non scenderà per una settimana: è uno sportivo, quindi ha un fisico preparato.

In questa settimana di “sciopero aereo” vorrei parlare con Michele come siamo soliti fare, con comunicazioni sistematiche. Ma questa volta le renderò pubbliche: voglio rendere i nostri carteggi “letterari”, che costruiscono la nostra cultura, uno spazio aperto, dove chiunque possa “leggere” il fallimento della nostra civiltà.

Tra trecento anni saremo ricordati per la nostra profonda crisi culturale, non per quella che ci vestono da “economica”. Perché abbiamo scordato totalmente addirittura quel miracolo che ci tiene in vita: la cura della nostra madre terra, delle nostre radici, la nostra cultura.

Michele mi è stato molto vicino, come tutti gli autori con cui lavoro da dieci anni, proprio nel momento in cui una scellerata amministrazione abbatteva 23 tigli ottuagenari per cementificare un imbarazzante totem modernio atto ad ospitare auto, in nome di “eventi imperdibili”.

Mi è stato accanto quando hanno cominciato ad abbattere altrettante essenze del parco sud di Villa Recalcati per un altrettanto imbarazzante cubo di cemento, atto sempre ad accogliere proprio la ragione di questo sconsiderato attacco alla natura, l’auto.

Ed oggi, dopo una lunga fila di decapitazioni inconsulte, giungiamo ai cipressi californiani del luogo deputato a rappresentare la nostra piccola ultima terra, quei giardini settecenteschi che ospitano il palazzo del potere locale.

Michele è salito solo su uno di questi calocedri che l’Amministrazione locale ha deciso di abbattere perché non “coerenti”, perché «le sedici conifere esotiche costituiscono un elemento di ostacolo alla percezione della collina morenica modellata dall’Architetto Giuseppe Bianchi per conto di Francesco III d’Este nel 1766 con l’impiego di oltre 400 operai. Le sedici conifere americane sono ritenute superfetazioni botaniche ovvero elementi vegetali scelti in modo casuale in un giardino alla francese che ne era originariamente privo», come spiegano i dipendenti dell’Area Ambiente, cioè coloro che dispongono di uno stipendio mensile solo per lavorare a vantaggio della cittadinanza.

Presente e futura.

L’opera di restyling del parco Estensi, il cuore della città giardino, pare sia stata studiata per un altro “imperdibile evento”, quell’EXPO che sta consumando il suolo della Lombardia, quell’evento che si presenta sotto lo slogan “nutrire il pianeta”, ma che fino ad oggi ha solo sottratto risorse, economiche e naturali, oltre ad aver esaurito la pazienza dei cittadini, costringendoli a vivere nell’area più inquinata d’Europa.

Michele è il futuro della nostra città: è un giovane di ventisei anni, che ha appena concluso il suo corso di studi, che ha affiancato a giornate di lavoro dove ha contribuito a formare quei corpi in cui crescono menti del futuro. E che da anni aderisce al nostro progetto culturale, corale ed itinerante, che si prefigge esclusivamente di attivare il pensiero e le capacità fondamentali dell’uomo.

Il mio futuro me l’hanno rubato quando avevo la sua stessa età e ascoltavo i consigli scellerati di adulti che recitavano come un refrain “minimo sforzo massimo rendimento”.

Il termine che mi atterriva di più era “rendimento”: non faticare, frega il prossimo per avere il tuo tornaconto con poco sforzo, mi insegnavano.

Io non ho voluto ascoltare gli adulti allora ed ho sempre faticato molto, perché so che solo chi fa e cade impara, solo chi fatica “produce”.

E che le parole hanno un peso. Non possono essere “meri strumenti” nelle bocche degli stolti che se ne riempiono per promuoversi, scordando il proprio ruolo e la propria azione.

A Michele non ho mai riservato parole accondiscendenti, oggi da adulta, da editore che pretende coscienza e responsabilità dai suoi autori. Perché appartiene ad una generazione nel cui DNA scorre già quel motto insensato del “minimo sforzo, massimo rendimento”.

Ma forse Michele, ieri, ha voluto mettere in pratica uno dei miei tanti rimproveri: “da soli non valiamo nulla, devi agire per la tua comunità, non per il tuo interesse!”

Quindi, mi sento responsabile della sua prima notte sul cipresso numero nove. Forse anche perché gli ho mostrato per la prima volta il giorno prima le foto della decapitazione più violenta e dolorosa che abbia mai vissuto, quella del 26 marzo 2009, quando i cedri che avevo piantato con le mie infantili manine negli anni settanta vennero abbattuti, perché ritenuti pericolosi. Quel giorno compresi come la “paura” fa uccidere proprio chi è sano e utile nella sua imprescindibile vita.

In questi sei anni con Michele sono stata molto rigorosa affinché imparasse a “sentire” le proprie radici e a rendersi quotidianamente utile per la propria comunità. Prima ancora di lavorare con la sua parola.

Lo ringrazio per questo “grido” silenzioso” che sta diffondendo da 12 metri di altezza, abbracciato ad un albero.

Non ho l’età ed il fisico per salire su uno dei restanti quindici cipressi californiani.

Quindi, caro amico, ti scrivo.

Per un futuro secondo natura, da costruire con fatica senza attenderne alcun “rendimento” personale.

Ombretta Diaferia

13 settembre 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Anche Michele è sull’albero

  1. ombretta diaferia il 15 settembre 2015, ore 10:43

    è singolare rileggere queste parole a distanza di un anno.
    proprio perché nessuno, dai media a tutti coloro che sfilarono sotto il cipresso della discordia per una settimana, ha pensato a “un futuro secondo natura, da costruire con fatica senza attenderne alcun “rendimento” personale”…

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