Mantova

Festivaletteratura di Mantova, protagonisti gli scrittori palestinesi

Torna il Festivaletteratura

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Festivaletteratura – in programma a Mantova da mercoledì 3 a domenica 7 settembre – raggiunge la maggiore età, e con i suoi diciotto anni riafferma la propria indipendenza e riconferma la passione per la narrazione che l’ha sempre contraddistinto.

Il Festival incontra la città per raccontare chi saranno i protagonisti della nuova edizione, quali i temi in discussione e le sorprese attese. Ed è bello osservare come poi la voce si diffonde per biblioteche, gruppi di lettura, librerie e associazioni in tutta Italia. È la comunità di Festivaletteratura che cresce, nella discussione, nello scambio di suggerimenti e impressioni, e che sostiene il festival. Ed è proprio in virtù del rapporto di fiducia costruito con la comunità dei lettori che Festivaletteratura continua, ancora indipendente e controcorrente in questa diciottesima edizione, la sfida della ricerca di nuovi talenti: sono diversi gli emergenti della narrativa italiana e internazionale su cui il festival vuole quest’anno porre l’attenzione del pubblico, una ricerca che, negli anni, ha portato alla manifestazione alcuni scrittori in anticipo sul loro successo internazionale: da Nathan Englander a Herta Müller, passando per Mohsin Hamid, Jonathan Lethem, Jumpa Lahiri.

Proprio in quest’ottica, la nuova edizione di Festivaletteratura lancia le nuove proposte: la brasiliana Adriana Lisboa, tra i più significativi autori under 40 dell’America Latina; Olivier Rohe, considerato una delle promesse del romanzo francese; NoViolet Bulawayo, che con il suo romanzo d’esordio è entrata nella shortlist del Man Booker Prize 2013; Lavanya Sankaran, giovane cantatrice delle fantasmagoriche contraddizioni dell’India contemporanea, Jurica Pavi.

La città e il racconto sono due parole chiave, quasi itinerari ideali per iniziare a percorrere il lungo elenco degli ospiti dell’edizione 2014. Reinterpretare e riscrivere un genere classico, il memoir urbano, in condizione d’esilio, è caratteristica comune di alcuni tra gli autori invitati. Alla ricerca di un luogo di cui potersi appropriare, in bilico tra presente e memoria, scrive di New York e Lagos il nigeriano Teju Cole. Di Sarajevo e Chicago Aleksandar Hemon, di una lunga teoria di città mediterranee – Roma, Parigi, la natia Alessandria – André Aciman. E una riflessione sul senso e sulla forma della città, sugli elementi che la distinguono e che ne fanno un organismo vivente, il corpo di mattoni e strade di una comunità, sarà il filo conduttore degli incontri che vedranno protagonisti l’architetto Jacques Herzog e Michael Jakob, teorico del paesaggio, insieme a Luca Molinari.

Il sentimento di sradicamento, di perdita della patria come sintomo della crisi di identità individuale e collettiva del nostro tempo, torna peraltro nel focus – senza pretese di esaustività – che Festivaletteratura ha voluto dedicare quest’anno alla letteratura palestinese. La Palestina, nelle pagine dei suoi poeti e narratori contemporanei, è anche, spesso, metafora dell’esilio, la condizione esistenziale di chi non può più tornare a una patria perduta, di chi deve esibire e giustificare quotidianamente la propria identità; la letteratura diventa l’unico mezzo per riaffermare la propria esistenza, come individui e come popolo.

Nell’ambito del programma 2014, il Festival prevede una serie di incontri con alcuni degli autori che hanno contribuito a costruire un nuovo immaginario letterario della Palestina: Suad Amiry, scrittrice, architetto e intellettuale attiva a tutto campo nonché autrice di numerosi romanzi ricchi di sense of humour; Mourid Barghouti, uno dei poeti più apprezzati del mondo arabo; il libanese Elias Khoury, che nei suoi romanzi ha forse disegnato meglio di ogni altro la storia del popolo palestinese.

Se la Palestina e la sua letteratura hanno una valenza quasi paradigmatica nel testimoniare la condizione dell’essere straniero e l’impossibilità del ritorno, molti sono gli scrittori ospiti al Festival in cui ritroviamo il tema di un’identità disconosciuta, del ritrovarsi estranei nella propria terra in seguito a tragedie assolute – come per la rwandese Scholastique Mukasonga – o a eventi meno noti e silenziosamente dolorosi, come quelli raccontati da Dulce Maria Cardoso sulla comunità portoghese rientrata dall’Angola, da Vanna Cercenà sull’emigrazione italiana stagionale in Svizzera o da Mario Desiati sui giovani albanesi che arrivano sulle nostre sponde.

D’altro canto la rappresentazione della patria è stata più spesso l’invenzione di un sistema di simboli e valori collettivi cui costringere l’identità di un popolo da parte di un regime dai tratti totalitari che la sofferta conquista di una comunità. Era certo il caso dell’Unione Sovietica, che ha programmaticamente costruito un immaginario traducendo il comunismo in una favola radiosa – come racconta Francis Spufford –, addirittura in una serie di oggetti oggi religiosamente adorati dai nostalgici. Oggetti, slogan, icone che nelle mani dei più acuti scrittori contemporanei sono diventati elementi grotteschi per descrivere la Russia di oggi secondo una comicità nera – come in Vladimir Sorokin e Gary Shteyngart –, capace di mettere in risalto contraddizioni e derive di un paese che desta attrazione e inquietudine, o – come in Olivier Rohe – a disegnare parabole universali sui perversi effetti dell’eccesso simbolico, per cui uno strumento di morte come il kalashnikov può diventare allegramente un’icona pop. Una lettura storica di questo repertorio sovietico di immagini ad uso pubblico e privato sarà proposta da Gian Piero Piretto secondo il metodo dei visual studies, mentre la ricostruzione di Charles King delle intricate vicende del Caucaso dall’epoca medievale ai nostri giorni e l’incontro con lo scrittore Andrei Kurkov aiuteranno il pubblico a penetrare la complessità culturale dell’Ucraina, territorio oggi al centro di una clamorosa contesa internazionale.

Autori come Robert Macfarlane e Jean-Christophe Rufin ci riportano invece al viaggio come ricerca di sé ed esplorazione del mondo, assecondando una vocazione nomade dell’esistenza: è la strada, in questo caso, a diventare racconto, e la prova con cui si cimentano questi autori è quella di tradurre in parole l’ignoto che appare davanti ai loro occhi. Un’analoga e millenaria sfida è quella che ha visto l’uomo impegnato nel rappresentare la Terra su un foglio di carta – per desiderio di dominio e di conoscenza – come mostrerà Jerry Brotton ripercorrendo i principali capolavori della storia della cartografia. Il tema del confronto con i propri limiti e con quelli della natura si proporrà in modo più radicale nei racconti che Reinhold Messner ed Ermanno Salvaterra terranno sulle proprie imprese alpinistiche.

Tra gli scrittori stranieri presenti a Festivaletteratura 2014 vanno senz’altro citati il premio Pulitzer Elizabeth Strout, considerata tra le più profonde e raffinate interpreti della narrativa americana contemporanea; Rafael Chirbes, scrittore che ha saputo raccontare nei suoi romanzi la complessa trasformazione della Spagna dalla fine della guerra civile al tramonto delle facili illusioni di inizio millenio; Annie Ernaux, autrice di potenti romanzi in cui l’occasione autobiografica incontra poi temi sempre universali; David B., ritenuto uno dei più grandi narratori del fumetto a livello internazionale; Julian Fellowes, universalmente noto come autore della serie televisiva Downton Abbey; Elif Shafak, narratrice che ha rivendicato alla letteratura un ruolo politico fondamentale nel superamento delle barriere culturali che dividono Oriente e Occidente. Proseguendo idealmente il dialogo avviato in occasione della loro precedente partecipazione, saranno nuovamente a Mantova Michael Cunningham, Per Olov Enquist, Colum McCann, Éric-Emmanuel Schmitt, Colm Tóibín e, tra gli autori per i ragazzi, Elvira Lindo, popolare autrice della saga di Manolito Gafotas, e i francesi Pef e Bernard Friot.

La spazio principe di promozione dei giovani autori europei resta comunque Scritture Giovani. Il progetto che coinvolge come da tradizione l’Hay Festival e l’internationales literaturfestival Berlin, porterà a Mantova tre scrittori che ancora non sono stati pubblicati al di fuori del proprio paese: l’italiano Luca Giordano, il tedesco Florian Kessler, la britannica Jemma L. King. Gli autori di Scritture Giovani 2014 saranno impegnati in un due appuntamenti intorno alle proprie letture e ai racconti scritti per la raccolta di quest’anno, dedicata al tema Sarajevo, nel centenario dello scoppio della Grande Guerra.

Per questa ricorrenza, Festivaletteratura cercherà di restituire voce e volto agli uomini gettati in battaglia, attraverso due appuntamenti che vogliono riavvicinare alla nostra sensibilità e intelligenza un evento che ci sembra ormai infinitamente distante. Grazie all’installazione sonora curata da p.o.p produzioni, alla Cripta di San Sebastiano sarà possibile ascoltare le voci dei tanti italiani chiamati alle armi, così come sono rimaste nelle interviste rilasciate da molti soldati dopo la guerra, o trasposte nei diari e nelle lettere arrivate fortunosamente fino a noi e recuperate grazie al paziente lavoro degli studiosi di storia popolare. Alla Sagrestia dell’Archivio di Stato, attraverso la consultazione dei registri dei ruoli matricolari, si potranno invece ricostruire le vicende militari di parenti e antenati che hanno partecipato alla Grande Guerra. Come già lo scorso anno con Genealogie, l’idea è di permettere al pubblico del Festival di ritrovare le proprie radici nei territori della grande storia, e di trasformare un evento universale in una viva memoria personale.

Sempre intorno al primo conflitto mondiale – tra denunce, riflessioni, tentativi di restituire un’esperienza indicibile – il programma del Festival prevede anche alcuni eventi di narrativa con protagonisti Andrea Molesini – doppiamente impegnato su questo tema con Hans Tuzzi e con Fabrizio Silei –, il vincitore del Premio Goncourt Pierre Lemaitre, Chiara Carminati e Pia Valentinis, e soprattutto l’anteprima nazionale di E Johnny prese il fucile, l’audiodramma in ascolto olofonico tratto dall’omonimo romanzo (e poi film) di Donald Trumbo, diretto da Sergio Ferrentino e interpretato da Marco Baliani.

La memoria come narrazione orale entra a Festivaletteratura in un progetto finalizzato a rileggere alcune figure della cultura italiana del Novecento, la cui vicenda personale è rimasta finora, in tutto o in parte, ancora poco riconosciuta. Con Testimoni d’archivio Festivaletteratura punta a raccogliere, dalla viva voce di persone che sono state a lungo a loro vicine, il racconto sull’attività, sulle relazioni intellettuali, sulle passioni, sulla vita quotidiana di queste figure, per evitare che questo patrimonio di conoscenze vada irrimediabilmente perduto. Le registrazioni video degli incontri – tra i quali segnaliamo quello di Raffaella Podreider su Rosa Genoni, misconosciuta pioniera della moda italiana del Novecento, di Carlo Zucchini sulle relazioni intelletuali di Giorgio Morandi e di Cesare Gallo sull’industriale e mecenate Riccardo Gualino – daranno vita a una raccolta di materiali che saranno messi a disposizione successivamente attraverso l’Archivio di Festivaletteratura.

La cifra della testimonianza diretta che entra in relazione con il materiale documentario e d’archivio accomuna anche altri importanti incontri previsti nel programma di quest’anno, come ad esempio quelli di Angela Terzani Staude “in conversazione” con i diari del marito Tiziano o di Antonella Tarpino, Corrado Stajano e Marco Revelli intorno a Nuto Revelli. Parlando del suo archivio personale donato al Funaro Centro Culturale di Pistoia, Andrés Neumann tornerà sulle produzioni con cui ha cambiato la storia del teatro del Novecento; Italo Lupi ripercorrerà la sua carriera riaprendo idealmente progetti grafici, libri, riviste insieme a Beppe Finessi. Due musicisti di pianeti diversi – Francesco De Gregori e il grande pianista Alfred Brendel – e un’autentica outsider del cinema come Lorenza Mazzetti, compiranno un analogo percorso tra memorie, aneddoti, questioni compositive e relazioni con colleghi e amici.

Tra rigore documentario e trasposizione iconica si gioca invece il confronto a otto mani tra Tuono Pettinato, Pietro Scarnera, Alessia Petricelli e Sergio Riccardi sulle biografie a fumetti di uomini e donne illustri. Un omaggio che assume la dimensione dell’orazione civile è quello dedicato da Luisa Muraro alla scrittrice e filosofa irlandese Iris Murdoch. E l’omaggio torna anche quest’anno nella sezione dedicata alla poesia come modalità privilegiata per riprendere il dialogo con alcune figure del Novecento che hanno lasciato un’eredità viva e parlante alle generazioni immediatamente successive: ad Umberto Bellintani si rivolgeranno Antonio Prete e Nella Roveri; a Mahmoud Darwish Suad Amiry, Mourid Barghouti ed Elisabetta Bartuli. A Raffaello Baldini sarà dedicato un tributo per pianoforte e letture di Romagna da Carlo Boccadoro e Paolo Nori.

A completare la proposta di poesia saranno gli incontri con Jorie Graham – considerata una delle più alte voci della poesia americana contemporanea –, Chandra Livia Candiani, Alba Donati, Vivian Lamarque e il gradito ritorno dell’inglese Roger McGough per un doppio appuntamento con i grandi e con i bambini. Il felice esperimento di antologia – che ha visto lo scorso anno coinvolti decine di adolescenti a scegliere autori e testi per una raccolta di narrativa da loro curata – quest’anno sarà ripetuto per la poesia: sul palco con i ragazzi saranno Vivian Lamarque e Bruno Tognolini.

Un palazzo da principi pieno di libri preziosi da sfogliare con le mani e con gli occhi, un giardino poco meno che incantato dove si leggono storie di orchi, streghe, animali magici e piccoli eroi senza paura che si muovono lungo le pareti delle stanze o tra i cespugli. È una biblioteca da favola quella che si aprirà quest’anno alla fantasia dei lettori del Festival, o più precisamente una biblioteca da favola d’autore. Il tradizionale progetto di collaborazione con i sistemi bibliotecari sarà dedicato quest’anno alla tradizione della fiaba letteraria italiana del Novecento, un patrimonio pressoché dimenticato in cui si nascondono autentici gioielli della nostra narrativa. Tra le pagine degli oltre trecento volumi che il pubblico potrà consultare – in volume o in scansione digitale – nello spazio dell’Atrio degli Arcieri, si potranno ritrovare le favole di Guido Gozzano, Italo Calvino, Massimo Bontempelli, Alfonso Gatto, Alberto Moravia, Luigi Capuana, Leo Longanesi, Yambo, Elsa Morante, Tommaso Landolfi, Pietro Citati e di moltissimi altri autori, con le figure di illustratori e artisti quali Antonio Rubino, Bruno Angoletta, Mario Sironi, Emanuele Luzzati, Mino Maccari, Bruno Munari. Nell’antistante giardino di Piazza Lega Lombarda, in vari momenti della giornata, i volontari della Compagnia della Lettura interpreteranno, per la gioia del pubblico, alcune fiabe di questo straordinario repertorio.

7 agosto 2014
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