Varese

Varese, Andrea Chiodi dialoga con il “francescano” Aldo Nove

Aldo Nove

Aldo Nove

“Nel Medioevo tutto era stupendo. Nel senso che era pieno di stupore. E c’erano i miracoli, e le cose non erano semplicemente cose, e l’acqua non era acqua solamente, e il cielo era un po’ più del cielo. Tutto recava segno d’antiche battaglie, il male e il bene andavano alla guerra, c’era un torneo infinito che le stelle guardavano dall’alto dei cieli, che sapevano i segreti oscuri delle persone. (…) Nel Medioevo l’uomo era l’immagine di Dio, ma tutto attorno c’era il mondo e in lui si rifletteva, e in quel mistero gli angeli specchiavano negli occhi degli uomini e gli occhi degli uomini erano pieni d’universo, ovunque una foresta era strapiena di simboli e traboccava luminosa di storia e di ombre…”.

È un mondo semplice e al tempo stesso maestoso, quello presentato con potenza narrativa da Aldo Nove in “Tutta la luce del mondo”, romanzo dedicato a San Francesco. Per l’edizione 2014 del festival di teatro “Tra Sacro e Sacro Monte”, promosso dalla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese, Andrea Chiodi, Direttore Artistico della rassegna, dialoga e presenta il libro firmato da Aldo Nove.

L’appuntamento di venerdì 25 luglio, ospitato nei suggestivi spazi della Casa Museo Lodovico Pogliaghi, vedrà al centro dell’attenzione la vita del Santo assisiate, rivista attraverso lo sguardo curioso del nipote Piccardo. Ma anche un’era intera da riscoprire, da attualizzare e smitizzare dai falsi cliché che la vedono come semplice epoca buia. Il Medioevo di Aldo Nove è fatto di miracoli, viaggi per terra e per mare, fede, avventure, stupore e quel “carnevale dell’universo” straboccante di luce che prende forme diverse sotto la volta celeste in un ”conflitto festoso”.

Tra scoperte continue e drammatico dolore spirituale si snoda la vicenda umana di Francesco, il “giullare di Dio” che vedeva la luce di Cristo in ogni essere vivente, insegnando che la santità può essere gioiosa. Aldo Nove – lo scrittore cannibale, come molti lo hanno definito e conosciuto – narra con leggerezza e poeticità la rinuncia al secolo di Francesco, chiamato ad un immenso abbraccio al Mondo. Ma anche il bacio ai lebbrosi, la solitudine e l’incomprensione, gli ultimi anni trascorsi tra i monti della Verna.

Con gli occhi innocenti di Piccardo, l’autore svela la città di Assisi, le sue campagne nel secolo XIII e il ”tragitto che inizia nella confusione del mito e si conclude nel trionfo celeste con uno straripamento di luce, tutta la luce del mondo che doveva arrivare, a spaccarne in due il destino segnato dal nome e compiuto in ogni suo punto da un singolo evento, inesausto accadere”.

24 luglio 2014
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