Varese

Varese, Lucilla Morlacchi al Sacro Monte, la pura parola per calarsi nell’abisso

Lucilla Morlacchi al Sacro Monte di Varese

Lucilla Morlacchi al Sacro Monte di Varese

Una sfida da capogiro affrontare, in una sera d’estate al Sacro Monte di Varese, una vetta della cultura come Il Grande Inquisitore di Dostoevskij. Ma Lucilla Morlacchi non si è tirata indietro e per più di un’ora ha letto le pagine in cui il vecchio Inquisitore processa “il condannato”, come viene definito Cristo che ritorna e viene subito chiuso in galera. Troppo rivoluzionario per una società di servi sciocchi. Parola dopo parola, la grande attrice si è addentrata nel testo, davanti al folto pubblico della rassegna teatrale, diretta da Andrea Chiodi, “Tra Sacro e Sacromonte”.

Certo, meno spettacolare della lettura dei “Promessi Sposi” di Proxima Res e meno istrionica del grande mattatore Giorgio Albertazzi, la Morlacchi – grandissima interprete di una indimenticabile Arialda di Testori diretta da Luchino Visconti (forse da qui l’invito del testoriano Chiodi) – ha tradotto in parole la vertigine della lunghissima requisitoria del grande vegliardo. Dopo i saluti iniziali di Chiodi al presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, e le poche, durissime parole iniziali del vicepresidente della Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte, Riccardo Broggini, in merito ad una lettera apparsa sul principale quotidiano varesino sulla figura di monsignor Pasquale Macchi, la grande attrice è entrata in scena, percorrendo, in un fascio luminoso, il breve red carpet.

Sono stati sufficienti pochi minuti di lettura da parte di una Morlacchi che in principio appariva contratta, quasi tesa nel primo sforzo di salire la montagna del testo (o di calarsi nell’abisso aperto dalle pagine di Dostoevskij) per comprendere che la sua lettura sarebbe stata essenziale, radicale, priva di “stacchi” musicali o di cambio luci, di cori o di melodie. Assolutamente centrata sul faccia a faccia tra il Fondatore e il Ministro, un rapporto da sempre spiazzante e squilibrato per qualsiasi secolo o religione. Con solo un paio di secondi per bagnarsi le labbra, e un leggero fastidio per un cellulare che si è messo a squillare, la grande attrice si è identificata nello strenuo tentativo del Grande Inquisitore di dimostrare quanto il magistero del condannato fosse inadeguato all’umanità, troppo dimessa e superficiale per cogliere, di quel messaggio, il senso profondo. Tutto affidato alla voce, tutto passato attraverso una presenza fisica immobile dietro ad un grande leggio.

Una lettura superba, seguita, in alto, da alcune monache dietro la grata.

 

 

 

18 luglio 2014
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