Varese

Varese, “Il sugo della storia”, nazional-popolari i Promessi Sposi del Sacro Monte

Chiusura della messa in scena

Chiusura della messa in scena

Il folto pubblico salito ieri sera al Sacro Monte di Varese, sfidando il cielo minaccioso che brontolava, il venticello che si faceva sempre più forte, è stato premiato a partecipare al secondo appuntamento della stagione “Tra Sacro e Sacromonte”, iniziativa di punta della Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese. Niente temporale, nessun cambio di programma, ma in compenso una suggestiva e singolare riduzione del capolavoro di Manzoni, “I Promessi Sposi”, di cui è stato proposto un testo elaborato dallo stesso Andrea Chiodi, regista e direttore artistico del festival, insieme ai giovani attori, alcuni già blasonati, protagonisti dello spettacolo, una lettura scenica di quel testo che tanti, a scuola, costretti a confrontarsi troppo immaturi con un autore grandioso come Manzoni, non sono riusciti ad apprezzare.

A seguire lo spettacolo un parterre de roi: Carmelo Rifici, nuovo direttore di LuganoInScena, l’attrice Elisabetta Pozzi, l’attore Giancarlo Ratti, presto protagonista di uno spettacolo su Paolo VI. E poi tanti altri varesini amanti del teatro, come Adriano Gallina, direttore della bella realtà di Ragtime. Tutti incuriositi da una vera scommessa del festival: ricavare “il sugo della storia” da un’opera come “I Promessi Sposi”. Ma forse anche della vita.

Un grande romanzo popolare, anzi nazional-popolare come avrebbe scritto Gramsci, raccontato da cinque attori assai talentuosi, mixando sapientemente i momenti topici del romanzo a veri e propri “colpi di scena”, come la Banda di Morazzone che si annuncia lontana e arriva in scena con i suoi ottoni, i piatti, la grancassa, a sottolineare quella drammatica notte che passa l’Innominato. Gli attori si muovono in una scena essenziale, fatta di qualche lampadina e alcune pedane nere. Sono la star emergente Tindaro Granata, l’intensa Caterina Carpio, la stupenda Mariangela Granelli, il forte Emiliano Masala, e poi la brava Francesca Porrini, che era un po’ di casa, essendo originaria di Besozzo.

Gli interpreti, muovendosi sulla terrazza, hanno raccontato al pubblico e si sono raccontati quella storia sentita mille volte fatta di prepotenti boriosi, poveracci angariati, preti pusillanimi, grandi figure come il Cardinal Federigo e l’Innominato, ma soprattutto uomini e donne che un po’ ci appartengono, fanno parte del nostro dna nazionale: non è mancata qualche lacrima, ieri sera al Sacro Monte, nel momento in cui la bravissima Granelli ha raccontato l’episodio della madre di Cecilia in mezzo alla peste. Altrettanto apprezzato il momento iniziale in cui l’istrionico Granata si è finto don Abbondio, suscitando risa e applausi. Ma uno dei punti forti dello spettacolo è stata la presenza dell’orchestra in scena e della banda che in scena ha fatto irruzione: una melodia famigliare e popolare, composta ad hoc dal bravo Daniele D’Angelo, che ha reso ancora più accattivante l’esperimento di Chiodi e dei suoi amici attori. Ce lo ha reso ancora più famigliare. Come la luna che, a metà spettacolo, è spuntata nel cielo di Varese.

 

 

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11 luglio 2014
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Un commento a “Varese, “Il sugo della storia”, nazional-popolari i Promessi Sposi del Sacro Monte

  1. chiicco colombo il 11 luglio 2014, ore 17:53

    sottolineo al terzo appuntamento, santo cielo ,possibile che i bambini che dovrebbero essere i primi sono sempre gli ultimi!!
    abbracci chicco colombo

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