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Regione, legge #ammazzaforeste, le associazioni: non approvatela!

alberoSono 621 mila gli ettari di suolo coperti da boschi e foreste in Lombardia: il 26% del territorio della nostra regione è rivestito da una coltre vegetale che svolge funzioni fondamentali per il benessere dei suoi cittadini, e non solo per godere di paesaggi in cui la natura è protagonista, ma anche per regolare il clima, offrire rifugio a flora e fauna selvatica, produrre aria pulita, prevenire frane ed alluvioni, disporre di materie prime, a partire dal legno, che le foreste in buone condizioni offrono se gestite con attente pratiche selvicolturali.

Purtroppo però non tutti i lombardi possono godere della vicinanza di aree forestali: il 96% dei boschi infatti si trova in montagna e collina, mentre nel territorio di pianura se ne distribuiscono poche migliaia di ettari, boschi spesso piccoli e precari, continuamente minacciati da scelte urbanistiche e infrastrutturali proprio perchè sovente considerati terreni marginali e di scarso valore. Per fortuna la Lombardia da anni si è data una buona legge forestale, che punta a difendere questi ambienti così preziosi ma allo stesso tempo minacciati. Certo, la legge non è sufficiente a impedire gravi danni, anche recenti (si pensi che la sola realizzazione di Pedemontana cancellerà ben 200 ettari di bosco di pianura), ma di sicuro ha costituito un baluardo per impedire interventi di deforestazione al di fuori di ogni controllo.

E’ proprio questa legge a essere ora messa in discussione dal Consiglio Regionale della Lombardia: domani 8 luglio  infatti l’assemblea legislativa voterà il progetto di legge n.124 di modifica della legge forestale. Si tratta di un testo nato come singolo articolo scritto per compiacere la piccola ma agguerrita lobby formata da quanti nei boschi amano scorrazzare con moto e SUV, fuoristrada o lungo sentieri e mulattiere.

Ma quel contestatissimo testo, contro cui il CAI ha lanciato una petizione online che ha raccolto oltre 40.000 sostenitori, nelle discussioni in commissione Agricoltura si è andato arricchendo di altri articoli in grado di sovvertire l’impianto dell’intera disciplina di tutela delle foreste lombarde, a partire dalla definizione di bosco: una definizione fondamentale, perchè stabilisce il discrimine tra ciò che, anche sotto il profilo urbanistico, è tutelato, e ciò che non lo è. In particolare la legge punta ad attribuire competenze autorizzative ai sindaci, sebbene i comuni non dispongano delle strutture tecniche necessarie a valutare interventi su ambiti forestali; ad attenuare la definizione di bosco quando questa entra in conflitto con diverse previsioni urbanistiche, specie nel territori di pianura; a consentire interventi che prevedono la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico su versanti boscati; a limitare fortemente i controlli per interventi di diboscamento su terreni montani che si sono coperti di boschi dopo decenni di abbandono delle pratiche agricole; ad ampliare le possibilità di autorizzare manifestazioni motoristiche in aree forestali e lungo sentieri e mulattiere.

Misure che entrano anche in contrasto con la legge nazionale e pertanto rischiano di generare infiniti contenziosi: proprio ciò di cui il settore forestale, già in difficoltà, non ha bisogno. Da segnalare inoltre c’è anche il problema della mancata applicazione della trasparenza ambientale introdotta con il DL n. 33/2013 che all’art 40 impone agli enti pubblici a rendere consultabili sui propri siti i provvedimenti autorizzativi e i pareri su eventi e programmi di interesse ambientale e naturalistico.

Per reagire a questa proposta di legge, che rappresenterebbe un arretramento di decenni rispetto alle norme di tutela vigenti, si è costituito un vasto e composito coordinamento di associazioni (Associazione Parco Sud, CAI Lombardia, FAI Lombardia, Legambiente Lombardia, Italia Nostra Lombardia, Mountain Wilderness Lombardia, OrobieVive, Touring Club, WWF Lombardia), che insieme hanno inviato a tutti i consiglieri regionali un dettagliato documento di osservazioni alla norma, che si conclude con una valutazione totalmente negativa e una richiesta di non approvare la legge.

“Noi tutti siamo consapevoli che il settore forestale e agropastorale in Lombardia ha un enorme bisogno di misure di sostegno affinché si consolidino e aumentino le imprese che praticano la selvicoltura – dichiarano i referenti regionali delle associazioni – ma per fare ciò non serve modificare una legge che funziona, né tanto meno allentare le norme che assicurano la tutela dei boschi e li difendono da usi impropri e da aggressioni urbanistiche: per questo chiediamo con forza a tutte le forze politiche, responsabilmente, di respingere la legge, che se approvata genererà una spirale perversa di cui faranno le spese i territori più vulnerabili e preziosi della nostra regione”. 

7 luglio 2014
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