Varese

Varese, un grandioso Lindsay Kemp incanta al Festival dei Mondi

Lindsay Kemp al Teatro Apollonio

Lindsay Kemp al Teatro Apollonio

Sì è liberato di quell’ingombrante autorità teatrale d’avanguardia che in tanti abbiamo cercato a fine anni Settanta andando a vederlo nell’indimenticabile “Sogno di una notte di mezza estate”, dove lui vestiva (o svestiva) i panni di Puck il folletto. Il Lindsay Kemp che abbiamo visto ieri sera sul palco del Teatro Apollonio di Varese, 76 anni, ci è parso molto più essenziale ed umano, capace di riannodare i tanti frammenti di spettacoli rappresentati in tutto il mondo, sotto il titolo – come sempre enigmatico ed allusivo – di “Kemp Dances, invenzioni e reincarnazioni”.

Uno spettacolo magico e purissimo inserito nel ricco cartellone del Festival dei Mondi di Varese, organizzato da Teatro Blu e sostenuto dalla Provincia di Varese. Dopo la presentazione dei ragazzi della Canottieri Varese, introdotti dal direttore dell’Agenzia del Turismo, Paola Della Chiesa, e da Elia Luini, Silvia Priori ha lanciato lo spettacolo nel nome del Maestro Giancarlo Menotti. Spente le luci, lo spettacolo è iniziato.

Kemp, il grande mimo e ballerino inglese, si è presentato sul palco prima come diavolo e poi come angelo. Nella prima parte, grazie ad un originale rilettura della “Histoire du Soldat” su musica di Igor Stravinsky, Kemp è un arzillo diavoletto tentatore, con tanto di corna sul capo, mantello rosso e grande capacità seduttiva, che si impadronisce del violino del soldato, immagine della sua anima, fino a condurlo all’inevitabile castigo infernale, tra risate luciferine e miasmi grandguignoleschi. Nel secondo tempo, invece, Lindsay Kemp ripropone un suo grandissimo classico, “L’Angelo” su musica di Giuseppe Verdi. Ma non è mancato neppure un frammento di un altro spettacolo cult, il Diario di Vaslav Nijinski su musica di Carlos Miranda.

Kemp è, come si sa, un grande mimo, che con i movimenti del corpo e le espressioni del volto dà vita a personaggi ricchi di sfumature. Ma non manca in lui il grottesco e il comico, il tragico e il drammatico, attingendo a piene mani da una serie di grandi momenti della storia del teatro e dell’arte: dai Balletti Russi al primo Picasso, dal cinema muto alla tradizione culturale orientale. Una grande, onnivora contaminazione in cui Kemp sguazza con gioia, facendo dell’ambiguità il sigillo della sua arte.

Ad affiancare il grande autore e interprete inglese Daniela Maccari, ballerina che evoca atmosfere da sabba, David Haughton, Luciano Guerra e James Vanzo. Lo spettacolo era parlato in italiano, ma nonostante ciò ha ridato fiato ad un periodo storico in cui il teatro era ricerca, l’arte passione, la partecipazione in platea un rito laico collettivo. Teatro Blu ci ha restituito, per una sera, tutto questo.

 

 

 

 

 

 

28 giugno 2014
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