Moltrasio

Moltrasio, un fiore e una ballata per i partigiani “Gianna” e “Neri”

"Gianna" e "Neri"

“Gianna” e “Neri”

Finalmente un fiore e assieme una ballata per “Gianna” e “Neri”, Giuseppna Tuissi e Luigi Canali, i due valorosi partigiani garibaldini della 52a brigata “Luigi Clerici” uccisi dai compagni del Pci comasco a guerra finita. Quel fiore, a lungo atteso, sarà gettato venerdì alle 18 nelle acque del lago di Como, all’altezza di Moltrasio, il luogo dove nel tardo pomeriggio di quel giorno d’estate “Gianna” venne uccisa con un colpo alla testa e uno al ventre in modo che le acque, in quel punto particolarmente violente, potessero affondare per sempre il corpo dell’intrepida “staffetta”. Neppure Luigi Canali, fondatore della brigata che catturò Mussolini e la colonna dei suoi ministri in fuga, fu mai ritrovato. Con ogni probabilità disperso con la stessa feroce tecnica.

L’iniziativa del “fiore” voluta dal Circolo Arci della Tremezzina e dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como prevede un intervento di Giorgio Cavalleri, studioso da decenni, con Franco Giannantoni, di quella atroce pagina di storia che ha provocato negli anni ferite profonde, mai rimarginate, nel mondo della sinistra. Seguirà a cura di F. Andreani e degli “Atarassia Grop” la riproposizione in canto e musica della storica “Ballata del capitano Neri”.

Figura complessa, aperta al dialogo, colta, Luigi Canali pagò con la vita una diversa concezione della pratica comunista. “Togliattiano” ebbe a scontrarsi su vari temi con l’ala stalinista del Pci comasco. Uno scontro durissimo che produsse nel febbraio del ‘45 da parte di un sedicente tribunale partigiano milanese, approntato per l’occasione, una condanna a morte “per tradimento” contro “Neri” e “Gianna” mai eseguita.

Al rientro da Milano a Dongo nelle ore fatali della cattura del duce, “Neri” fu nominato sul campo per acclamazione Capo di Stato Maggiore della brigata e con “Gianna” incaricato di verbalizzare il patrimonio sequestrato ai gerarchi. Era il segno tangibile della profonda stima e fiducia che la Resistenza aveva in loro. Ci pensò il Pci, una volta conquistata la libertà, a chiudere nel sangue il dissidio politico di fondo sorto fra i due partigiani e il vertice partitico. “Gianna” e “Neri” non dovevano vivere.

Riconosciuti nel dopoguerra dalla apposita Commissione della Presidenza del Consiglio, “partigiani combattenti”, nel 2004 le loro famiglie ebbero l’onore di ricevere dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi una lettera in cui si esaltavano le loro figure cristalline di eroici combattenti per la libertà d’Italia. Una riabilitazione tardiva ma fortemente voluta dal Quirinale impegnato con il Presidente Ciampi a ridare lustro a quella pagina di storia lordata da interessi di parte.

24 giugno 2014
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