Varese

Varese, “Male d’amor-ire”, vola alto lo spettacolo firmato da Estro-Versi

Un momento dello spettacolo al Teatro Santuccio. Sul palco Pagliari, Vannetti e Tosi

Un momento dello spettacolo al Teatro Santuccio. Sul palco Pagliari, Vannetti e Tosi

Tema delicato e complesso, quello della violenza contro le donne. Che diventa un vero azzardo se si vuole portarlo sul palcoscenico. A minacciare in ogni momento questa volontà, ci sono, sempre in agguato, i luoghi comuni, gli stereotipi, oppure – al lato opposto – la superficialità, la banalità con cui si potrebbe fotografare questo fenomeno mondiale in rapida ed allarmante crescita. Ecco, tutto questo non ha condizionato il lavoro teatrale proposto ieri sera, al Teatro Santuccio a Varese, nell’ambito di un cartellone di ColorArti proposto dall’associazione EstroVersi presieduta da Sara Pennacchio, che quest’anno ha centrato davvero i temi e le iniziative. Anzi, la messa in scena di ieri sera chiudeva il cartellone, più breve dello scorso anno, ma assai intenso.

Tanti sono intervenuti, al Santuccio, per assistere al lavoro “Male d’amor-ire”, un testo-patchwork che cuciva insieme – sia pure con una robusta elaborazione drammaturgica – testimonianze di donne che hanno subito violenze, riflessioni, liriche (come quelle della brava Chiara Bazzocchi). Ad elaborare il testo, tradurlo in uno spettacolo, interpretarlo sono stati Valentina Vannetti, Fiamma Pagliari, Guido Nicoli e Nicola Tosi, in collaborazione con le associazioni attive sul territorio di Varese e provincia (Mares, Filo Rosa Auser, Eos e Snoq Varese). Magiche e stranianti le musiche originali di Kingsley Elliot Kaye, essenziale la scenografia di Fabio Bolandrini.

Storie, in fin dei conti. Storie con donne e uomini che si confrontano, si amano, si scontrano, si distruggono. Questi, in estrema sintesi, i contenuti dello spettacolo, che ha puntato decisamente su un linguaggio verbale del quotidiano, non enfatico: si potrebbe dire, non teatrale. Accanto alle parole, però, correvano i gesti, i corpi, le espressioni. La ragazza che incontra per la prima volta l’amore violento si affida alle parole di una lunga testimonianza, un testo letto dalla Vannetti. Ma i due fidanzati che parlano dell’amore possessivo e della gelosia malata (la Vannetti e l’ottimo Nicola Tosi), parlano soprattutto attraverso i loro corpi, diventati ombre cinesi, a dire che non ci sono lineamenti personali nelle storie di violenza: riguardano tutti. Ci sono infine scene totalmente gestuali, in cui si segnala l’intensa interpretazione di Nicoli. Mentre la Pagliari è un alato Ariel che cuce le storie, un Angelo consolatore che affianca e accarezza con pietas le vittime della violenza.

Nella messa in scena non si elude il tema della prostituzione, della tratta, dello schiavismo 2.0. Anche in questo caso è una splendida Vannetti che si cala profondamente nella personalità di una ragazza rumena che sogna una vita migliore e si sveglia nell’orrore dei corpi venduti. Insomma, un testo che va portato nelle scuole, nei centri comunali, nelle piazze, con la sua ricchezza di spunti e la fotografia credibile del fenomeno.

Al termine un dibattito condotto dalla poetessa Rita Clivio e dal giornalista Andrea Giacometti ha dato voce alle realtà che ogni giorno combattono il fenomeno della violenza: Gabriella Sberviglieri (Eos), Anna Maria Tagliaretti (Filo Rosa Auser), Marco Frigeri (Mares), Gaia Angelo (Se non ora quando).

31 maggio 2014
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