Varese

Varese, con Photoshop siamo tutti artisti. Dibattito con la Mazzotta al Lavit

Un momento del dibattito

Un momento del dibattito

Un pubblico di addetti ai lavori e di curiosi ha affollato ieri sera lo Spazio Lavit per un incontro che conferma quanto Varese sia sensibile ad incontri culturali di qualità come questo proposto dall’Associazione Parentesi. Un appuntamento che ha messo al centro niente meno che la creazione artistica in un’era di cambiamenti, intrecci, sinergie e quant’altro. Un’era caratterizzata da quella che la moderatrice, l’ottima Martina Mazzotta, ha definito “transdisciplinarietà”, un termine un po’ ostico che dice, però, ciò che gli artisti intervenuti dimostrano con la loro vita e la loro opera: le arti dialogano tra loro, e si contaminano per la gioia di noi tutti. Frontiera avanzata, Lavit. dato che è risaputo che a Varese ci sono autorevoli esponenti della cultura che, da questo orecchio, non ci sentono.

Così, nel corso di una serata, ricca ma non noiosa, si sono intrecciate le parole di alcuni artisti, che dimostrano che un’altra arte è possibile. A partire da  Raphael Monzini, video e sound designer, artista multimediale che ha dichiarato di “usare il proprio background culturale per produrre arte”. O il musicista multisensoriale Pietro Pirelli, un artista capace di “fare suonare la luce”. O, ancora, il compositore Marino Baratello, che ha sottolineato come “Cage produceva partiture musicali partendo da elementi grafici”. Infine, Silvio Monti, pittore e scultire, che ha evocato la sua avventura con Angelo Branduardi, quando dipingeva “live” sul palco con la band del musicista.

Un dialogo a più voci che ha fatto in conti con i mutamenti epocali che stanno trasformando il pianeta. Cambiamenti culturali, legati alle nuove tecnologie. Portando a quella che Martina Mazzotta ha battezzato “democratizzazione dell’arte”. “Con Photoshop siamo tutti capaci di fare una foto decente”, ha sottolienato Monzini. Così come sono entrate in campo, per quanto riguarda l’arte, forze economiche, le “multinazionali dell’arte”, come le ha definite Monti. Un mondo in rapida trasformazione, che mette in discussione anche il ruolo sociale dell’artista. Che, certo, non è venuto meno, ma, parole di Pirelli, “non va cavalcato, ma considerata una scelta intima dell’artista”.

28 maggio 2014
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