Lettere

Renzi e il mondo del lavoro

La lettera di Roberto Molinari “Renzi piè veloce e il sindacato” è indicativa di una lettura molto semplificata della realtà, che con il classico colpo al cerchio e il colpo alla botte cerca di conciliare l’inconciliabile, avvallando sulla base di una lettura acritica del processo di globalizzazione capitalistica il decisionismo di Matteo Renzi, che ad esempio con l’Italicum opera autoritariamente addirittura peggiorando il già anti-costituzionale Porcellum .

Sul banco degli imputati le organizzazioni sindacali, che certamente avranno i loro limiti, ma se si prescinde dalla controrivoluzione liberista che dagli anni ’80 ( governi Reagan e Thatcher, vicenda Fiat, ecc.) ha mutato i rapporti di forza tra le classi, si banalizzano le questioni di merito, trascurando il fatto che precedentemente lo scenario politico era caratterizzato da una sinistra politica, moderata e radicale, radicata nel paese, mentre oggi siamo in presenza di una sinistra in palese crisi di identità e sempre più leggera, cioè impalpabile sul piano della quotidianità.

Infatti, se dovessimo fare una comparazione ragionata tra l’insediamento delle organizzazioni sindacali e quella dei partiti nel nostro paese, la rappresentanza politica purtroppo ne uscirebbe con le ossa rotte, poichè abbiamo leader che si affidano alla predominanza del discorso mediatico, mentre la partecipazione politica è da tempo in caduta libera.

Se poi consideriamo che nell’epoca berlusconiana si è palesata una divisione sindacale che ha indebolito oggettivamente il mondo del lavoro, per le scelte antiunitarie compiute da CISL e UIL, si comprende perché Monti sia riuscito nel mettere a segno un pesante arretramento rispetto alle conquiste storiche del movimento operaio, come nelle previsioni dal mandato affidatogli dalla Troika.

Inoltre, che il decisionismo di Renzi generasse una collisione con il più grande sindacato italiano era più che prevedibile, poiché al di là della vicenda degli 80 euro, su cui la CGIL ha espresso un parere favorevole, pur segnalando i limiti nel coinvolgimento della platea dei beneficiari, la liberalizzazione dei contratti a termine è decisamente negativa, essendo coerente con la logica neoliberista volta a precarizzare ulteriormente la forza lavoro, a fronte della crisi da sovrapproduzione e da profittabilità che ha investito l’odierno capitalismo.

Comunque, essendosi concluso da qualche giorno il congresso della CGIL con l’impegno di aprire una serie di vertenze unitariamente con CISL e UIL rispetto alla riforma delle pensioni, gli ammortizzatori sociali in deroga, la questione fiscale, ci sarà tempo e modo per misurare le volontà “riformatrici “della nuova compagine governativa, anche attraverso l’ eventuale mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici.

Infine, come emerge dalla protesta globale organizzata quest’ oggi in 33 paesi dai lavoratori e dalle lavoratrici delle catene dei fast food, solo l’esercizio del conflitto può aprire la strada alla rivendicazione di condizioni di lavoro e salariali dignitose.

Gian Marco Martignoni della Cgil Varese

20 maggio 2014
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Un commento a “Renzi e il mondo del lavoro

  1. Silvana il 25 maggio 2014, ore 12:19

    Ciò che accade al lavoro in Italia ed ai lavoratori non può che essere responsabilità condivisa tra politica e sindacato, con l’assenza ovviamente del popolo Italiano che ormai narcotizzato e divano dipendente cerca solo chi “sbriga le faccende al posto suo”. Avete addormentato le coscienze, chi fa sindacato lo fa solo per allenare la sua capacità di chiacchierone che poi tornerà utile quando si candiderà in politica. Non temete finito il lavoro, finite le pensione sarete finiti voi è solo questione di tempo.

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