Lettere

Grillo alla guerra delle Europee

bruxelles_commissione_ue_296Il rinnovo del Parlamento europeo avviene all’interno di un ciclo economico devastante. La crisi che ci attanaglia da diversi anni ha provocato la perdita di milioni di posti di lavoro, la chiusura di aziende, la perdita secca di benessere, un impoverimento di massa, l’esplosione del debito pubblico di diversi Paesi e, di fatto, il “commissariamento” di governi e di nazioni, per non parlare, poi, del diffuso sentimento tra i più di non avere la possibilità di un futuro diverso e migliore. Tutto questo avrebbe dovuto portare ad una campagna elettorale totalmente tesa a ridare speranza a donne e uomini ormai esausti, incentrandola su temi attinenti alla costruzione di una nuova Europa e a nuovi equilibri anche economici da perseguire.

Sembra paradossale, ma questo, da noi, non è avvenuto. O meglio è avvenuto solo in parte giacché il solo Renzi ha impostato il suo protagonismo sull’emozione, sul sentimento di non cedere alle paure e sulla necessità di ridare una speranza agli italiani e al Paese. Ancora una volta e forse più di altre, tuttavia, il dibattito è stato per lo più assorbito da questioni interne e da polemiche totalmente italiane.

Mai come questa volta il risultato elettorale di una elezione europea produrrà effetti sugli equilibri di governo e sul proseguo della legislatura del nostro Paese.

Tralascio il dover spendere troppe parole per Berlusconi. Tra un complotto e l’altro, tra una promessa e l’altra, il Cavaliere si sta giocando il tutto per tutto e questo lo sta facendo perché è ormai, anche in lui, giunta la consapevolezza di essere relegato ad un ruolo di secondo piano. Dunque vorrei volgere il mio sguardo ad altro, a quella che ritengo la vera sfida nazionale sia pur in un contesto che dovrebbe essere europeo.

Alla fine ne rimarrà uno solo, recitava l’adagio di un film di qualche anno fa e alla fine tra Grillo e Renzi ne rimarrà uno solo. Grillo sempre più calato nella sua parte di “leader – guitto – comunicatore” ( Elisabetta Gualmini “La Stampa” ), con la sua escalation di affermazioni pubbliche più o meno dirompenti portate avanti in tutte le settimane di campagna elettorale, come un novello Masaniello, è riuscito a mettere insieme tutto e il contrario di tutto, con una costante.

La sua “rabbia” nei confronti di Renzi e del PD, rei di ostacolare la presa del potere da parte delle armate “grilline” e, con Napolitano, le uniche stampelle del sistema Paese. Grillo non parla di Europa. Ha lanciato un referendum contro i partiti e le Istituzioni italiane. Ha una visione manichea della politica, vede il mondo diviso in due, gli amici e i nemici, i buoni e i cattivi, loro e noi. Si appella al malessere profondo che attraversa il nostro Paese. Ne esalta rabbia e rancori.

Dunque, con il suo “referendum” punta a spazzare via Renzi e il PD ( l’ultimo partito rimasto ) e di conseguenza alla distruzione del sistema politico e lo fa con veemenza e senza risparmiarci nulla, volgarità o violenza verbale, proprio come un qualsiasi “cattivo maestro” di anni da dimenticare. Con due problemi. Non ci spiega, una volta distrutto tutto, cosa vuol fare, né come sia possibile ricostruire un Paese su macerie fatte di sentimenti come la rabbia, il risentimento o il rancore.

Roberto Molinari

Componente Direzione P.le PD

Varese

18 maggio 2014
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