Genova

Genova, “Sangue” di Delbono, anteprima del Festival Internazionale di Poesia

Pippo Delbono

Pippo Delbono

Il regista e attore Pippo Delbono è a Genova mercoledì 14 maggio alle ore 20.30 al Club Amici del Cinema (Via Rolando 15) per presentare il suo ultimo film “Sangue” e incontrare il pubblico. L’evento inaugura la rassegna “Poevisioni 2014″, sezione cinematografica del 20° Festival Internazionale di Poesia, curata dal regista e critico Maurizio Fantoni Minnella e realizzata in collaborazione con il Cineclub Amici del Cinema.

Dopo la prima, il film resterà in programmazione anche il 15 e 16 maggio alle ore 21 e sabato 17 maggio alle ore 18. All’incontro parteciperanno, oltre all’autore, il filmaker varesino Maurizio Fantoni Minnella e Giancarlo Giraud, presidente del Cineclub Amici del Cinema. Il 20° Festival Internazionale di Poesia di Genova avrà luogo dal 6 al 16 giugno. 

Sangue, 2013, è l’ultimo lavoro cinematografico di Pippo Delbono, attore e regista teatrale tra i più rilevanti nel panorama contemporaneo. Dopo Guerra, Grido, Blu Sofà, La paura, Amore Carne, un altro elemento, il sangue, che si aggiunge all’universo poetico e umano di un autore autre, radicale sia sul palcoscenico che quando si arma, è il caso di dirlo, di una videocamera digitale oppure, come nel film che presentiamo, di un cellulare.

Il cinema anarchico di Delbono stabilisce da subito un intimo dialogo con lo spettatore a cui chiede e non pretende attenzione, pazienza e complicità. Per fare questo si serve di uno strumento domestico come il cellulare, quasi per ridurre la distanza tra la realtà e lo sguardo su di essa, tra l’autore e il suo pubblico.

Sangue è un film sul dolore e sulla morte, che unisce i destini di due personaggi reali apparentemente lontanissimi, l’attore e regista Delbono e il criminologo ed ex brigatista rosso Giovanni Senzani. Uniti dal dolore per la perdita, rispettivamente della propria madre e della moglie. Il film si svolge su di un andamento rapsodico fatto di osservazioni, intuizioni, simmetrie improvvise, viaggi scombinati, quasi un libero taccuino di appunti che tuttavia lasciano sgomenti come le immagini della madre sul letto di morte e il monologo di Senzani sull’esecuzione di Roberto Peci, fratello di colui che era ritenuto l’”infame traditore”.

Profondamente umanistico è lo sguardo di Delbono proprio laddove ci mostra la disumanizzazione di un uomo che ha scelto deliberatamente di dare la morte ad un altro uomo. E’ infine, grazie allo sguardo miope, ipocrita e in fondo giustizialista di molti giornali (anche progressisti!) e critici cinematografici, che il film, nonostante il successo ottenuto al Festival di Locarno, viene praticamente boicottato da tutti circuiti cinematografici (con pochissime eccezioni), e messo per così dire all’indice, guadagnando sul campo, suo malgrado, l’appellativo di film improponibile, inaccettabile proprio perché in esso l’autore accetta di dialogare con l’uomo e non con il giudice implacabile che ha emesso una sentenza di morte, cosciente del fatto che solo il dolore per la perdita di una persona amata può unire e ridare umanità a chi l’aveva perduta.

14 maggio 2014
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