Varese

Teatro di Varese, De Sanctis: una stagione positiva, ma la crisi morde

Il direttore Filippo De Sanctis

Il direttore Filippo De Sanctis

Una stagione che, nonostante la crisi, ha confermato l’interesse dei varesini per il teatro. Il direttore Filippo De Sanctis, romano de Roma con i piedi ben piantati in terra insubrica, tira le somme della stagione appena conclusa al Teatro di Varese. I numeri non sono ancora precisi, le percentuali saranno comunicate nei prossimi giorni. Ma il bilancio della stagione del palcoscenico che dovrebbe essere (il condizionale è quanto mai d’obbligo) sostituito dal nuovo teatro alla Caserma, è “decisamente positivo”.

Dunque il teatro Apollonio non ha risentito più di tanto della crisi…

Certamente, un po’ per tutti i teatri, le difficoltà sono grandissime. Verifichiamo ogni giorno che c‘è più attenzione nell’acquisto dei biglietti. Si acquistano in ritardo, quasi a ridosso dello spettacolo, si rimanda l’acquisto in prevendita. E qualche volta c’è anche chi non se lo può permettere. Però, tutto sommato, ce la siamo cavata egregiamente. E questo grazie anche ad un cartellone che ha visto la presenza di parecchi musical e di grandi nomi, dai due sold out di Antonio Albanese, alle sei serate dei Legnanesi, alla commedia leggera scelta da molti varesini. Discorso diverso vale per la stagione di Prosa più classica…

In che senso?

Nel senso che, se devo dire un punto debole della stagione che si è chiusa, esso riguarda la prosa classica. Anche in questo caso: nonostante i grandi nomi che abbiamo avuto, dallo Zio Vanja di Bellocchio con Rubini e Placido alla bella Hedda Gabler di Calenda, fino allo Shakespeare con Silvio Orlando, questo genere di spettacoli ha costi che una media di 500 spettatori in sala non può sostenere. E’ molto difficile riproporlo allo stesso modo il prossimo anno.

In che modo ha influito tutto il dibattito e le polemiche sul nuovo teatro da realizzare alla Caserma? Un’opera che – diciamolo – sembra appartenere ancora al libro dei sogni…

Paradossalmente ha aiutato l’Apollonio. Una volta mi fermavano per lamentarsi del “vecchio” teatro, mentre oggi lo si scopre comodo e funzionale. Ci si è affezionati, in qualche modo. Insomma, gli annunci sul nuovo teatro hanno fatto rivalutare una struttura esistente e funzionante, mentre spesso sento dire che il nuovo teatro non è così urgente per la città.

Qual è lo stato dell’arte per quanto riguarda il rapporto del teatro con il Comune di Varese?

Il Comune è per noi un interlocutore importante, lo è stato e resta tale. Al di là di un aiuto diretto di Palazzo Estense per aiutarci a mantenere in cartellone la prosa classica, pensiamo che potrebbe essere importante un sostegno istituzionale. Vorrei che il Comune sentisse il teatro più appartenente alla città, lo considerasse strategico, al pari dei Musei Civici, di Villa Panza del Fai, del Premio Chiara. Se non altro per gli anni di lavoro che abbiamo impiegato per arrivare fino a qui.

Vi aspettereste, insomma, un maggior riconoscimento da parte del Comune sul fronte culturale?

Sì, anche considerato il fatto che il Teatro di Varese è la realtà più longeva dopo il Premio Chiara.

Tra le novità che, in maniera collaterale, hanno fatto molto parlare di sè, il ciclo Cooking & Theatre con Marco Chef. E’ andata alla grande?

E’ stato un grande successo, la ciliegina sulla torta. Accolta con grande entusiasmo dal pubblico e seguita con grande curiosità dai media. Pensiamo non solo di ripeterla il prossimo anno a Varese, ma anche di esportarla fuori: Como, Gallarate, il Canton Ticino. Una bella scommessa in cui tutti hanno creduto.

 

 

10 maggio 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs