Varese

Varese, com’è difficile per le mamme conciliare figli e lavoro

10234_5Se da un lato l’occupazione femminile segue ormai da decenni un trend crescente, dall’altro le difficoltà di conciliazione tra vita lavorativa e famiglia rimangono evidenti anche a Varese. E’ ciò che emerge da un’analisi condotta, alla vigilia della Festa della Mamma ’14, dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio sulla base di dati disponibili sul suo portale statistico www.osserva-varese.it.

Entrando nel dettaglio dell’indagine, il tasso di occupazione femminile varesino, pari al 59%, è tra i più elevati in Italia, dove si posiziona al 13° posto su 110 province. Sono ancora molte, tuttavia, le donne che alla nascita dei figli rinunciano al lavoro. Nell’ultimo anno sono state 411 le domande di dimissioni entro i primi dodici mesi di vita del figlio convalidate dalla Direzione Provinciale Lavoro di Varese, dato in tendenziale crescita rispetto alle 328 nel 2012.

Una grossa fetta delle dimissioni, si legge in una recente Relazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è dovuta a cause riconducibili all’incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole: mancato accoglimento al nido, assenza di parenti di supporto, elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato.

Un aspetto particolarmente importante, dunque, è la necessità di un’adeguata offerta di servizi socio-educativi per la prima infanzia. In provincia di Varese, nonostante ci siano stati dei miglioramenti, la quota di domanda soddisfatta è ancora molto limitata rispetto al potenziale bacino d’utenza. In particolare, l’indicatore di presa in carico – calcolato come rapporto percentuale fra gli utenti iscritti agli asili nido e i bambini residenti fra 0 e 2 anni – nella nostra provincia s’attesta al 13,5%,risultato identico alla media nazionale. Il dato varesino è, invece, inferiore alla media lombarda (17,5%), che include il dato, tra i più elevati tra tutte le province italiane, di Milano (25,4%).

Le difficoltà di conciliazione tra vita professionale e famigliare hanno ripercussioni negative sull’occupazione femminile ma anche sul numero medio di figli per donna. In provincia di Varese il questo dato è di 1,46 figli, superiore alla media italiana (1,42) ma inferiore a quella regionale (1,51) e alla media europea (1,58). Un dato soprattutto lontano dai due figli per donna che si registra nei paesi nordici, dove pure il tasso di occupazione femminile è elevato, o in Francia dove è presente un solido sistema di sostegno alla maternità.

Analizzando la serie storica, il quinquennio 2003-2008 aveva registrato un miglioramento evidente: a Varese il numero di figli per donna era salito da 1,22 a 1,45, grazie all’apporto della popolazione straniera. Dal 2008 al 2012, invece, anche per motivi legati alla crisi economica, il trend di crescita ha subito una battuta d’arresto: a Varese il dato è sostanzialmente fermo all’attuale 1,46 con una rilevante differenza tra donne italiane (media 1,29 figli) e straniere (2,56). Anche nell’età media al parto la differenza tra i modelli culturali italiani e stranieri è evidente, con una media di 32,3 anni per le italiane e di 28,4 per le straniere.

Intanto crescono a Varese le donne dirigenti d’azienda: nell’arco di pochi anni il loro numero è raddoppiato, passando dalle 332 del 2009 alle 699 della fine del 2012, ultimo dato disponibile. Una crescita che ha portato al 24% la quota della dirigenza d’impresa al femminile sul nostro territorio.

 

9 maggio 2014
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