Varese

Varese, l’omaggio a Kant di Carpentieri chiude la stagione “Gocce”

 

Renato Carpentieri

Renato Carpentieri

Si conclude giovedì 8 maggio alle ore 21, presso il Cinema Teatro Nuovo di Varese, la seconda edizione della rassegna ”Gocce. Percorsi teatrali tra pensiero e memoria”, organizzata dall’associazione culturale Ragtime in collaborazione con Filmstudio 90 e con il sostegno del Comune di Varese e di COOP Lombardia. Lo spettacolo di chiusura sarà “Il cielo stellato sopra di me. Omaggio a Immanuel Kant”, di e con Renato Carpentieri.

Come trasformare una polverosa reminiscenza liceale che annaspa tra astruse categorie metafisiche nel piacere di una scoperta che non ha nulla di scolastico, ma al contrario distilla leggerezza? Un servo astuto e chiacchierone racconta la vita metodica e rigorosa del suo padrone, sulle cui passeggiate venivano regolati gli orologi degli abitanti della cittadina di Königsberg. E’ Lampe, intelligente e sveglio maggiordomo del filosofo Immanuel Kant, ormai giunto agli ottant’anni, che, adirato con il suo servo, lo licenzia dopo venticinque anni di fedele servizio. Sarà attraverso lo stesso Lampe, che si troverà costretto a recitare la parte del suo padrone, che Carpentieri ripercorrerà le tappe salienti della biografia e dell’opera del filosofo. L’identificazione Lampe-Kant si carica di un particolare valore simbolico e psicoanalitico: il filosofo, strenuo assertore della ricerca della verità e dei valori di pace, si confonde con l’uomo comune, si rimescola nelle sue ambiguità e nel suo cedimento momentaneo alla menzogna.

Renato Carpentieri, splendido attore amatissimo da Gianni Amelio, Nanni Moretti, Mario Martone e Gabriele Salvatores (e per anni interprete del vice questore Cafasso in “La Squadra”) - ci offre l’opportunità di conoscere Kant al di fuori dei suoi libri, dentro una gloriosa tradizione che consegna agli amanti del sapere l’immediatezza quotidiana del formarsi del pensiero in casa propria. Consuetudine inaugurata da Socrate nel Fedone e proseguita, per esempio, da Agostino, da Cartesio e nel Sogno di D’Alembert, ma caduta poi in disuso. Forse per darci l’immagine stereotipa del filosofo severo, arcigno e sempre sulle nuvole, così come Aristofane lo mise in scena. Il teatro è il luogo dei dialoghi impossibili e pertanto è autorizzato a immaginare una critica della ragion domestica, proponendo al pubblico la semplicissima esistenza del filosofo col quale maggiormente è in debito l’attuale coscienza occidentale. A oltre duecento anni dalla morte, il suo pensiero non ha smesso d’illuminarci.

Sdoppiandosi nei ruoli di un Kant ormai ottantenne e del suo servitore Lampe e giocando sulle loro differenze (uno ha l’ altezza del disquisire filosofico, l’ altro il colore della parlata popolare, uno parla in tedesco, ovvero in italiano, l’ altro in brandeburghese, ovvero napoletano), Carpentieri costruisce la trama di un dialogo che miscela atmosfere casalinghe e categorie a priori, aneddoti privati e noumeni, ricordi sentimentali e dubbi ontologici. Come Sganarello lo è di Don Giovanni, Lampe è il doppio di Kant, diventando lo specchio sui cui scorre la vita del filosofo di Königsberg che odiava viaggiare e andava a dormire ogni sera alle dieci. Così maniacale che tutto il paese regolava gli orologi in base alle sue passeggiate quotidiane. Ma proprio dalla noiosa quiete di una vita di provincia, il gioco del doppio fa esplodere tutta la potenza di un pensiero laico e razionale, praticato con metodo e tenacia fino alle vertigini della metafisica, dell’ etica, delle origini dell’ universo. Il tutto con la leggerezza di un sussurro. Insieme a Renato Carpentieri, nel salotto di Kant si sta davvero bene.

7 maggio 2014
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