Varese

Varese, la Notte del Lavoro al Twiggy. Perchè l’Italia è fondata sul lavoro

ilva2-2-400x252Un evento che intreccia un grande tema come il lavoro e la scrittura. Si svolgerà mercoledì 30 aprile, alle ore 20.30, presso il Twiggy a Varese “La Notte del Lavoro Narrato - Raccontare il lavoro in Italia”, un evento nazionale e collettivo per parlare di lavoro: per raccontare una Repubblica fondata sul merito e sul rispetto. L’appuntamento è promosso dall’associazione Un’Altra Storia, a Varese presieduta da Giuseppe Musolino. Narrazioni di esperienze personali o letture delle pagine più belle sul lavoro, e soprattutto sui lavoratori e le lavoratrici, ieri e oggi (e domani?).

“Tutti insieme, tutti alla stessa ora, per leggere, narrare, ascoltare storie di lavoro”. Perché vogliamo raccontare l’Italia che pensa «lavoro, dunque valgo», merito rispetto, considerazione. Perché ci piace l’Italia che dà più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che si sa e a ciò che si fa e meno valore a ciò che ha. Perché raccontando storie è possibile attivare processi di innovazione e incrementare il valore sociale delle organizzazioni e delle comunità nelle quali lavoriamo, studiamo, giochiamo, amiamo, in una parola, viviamo.

Perché ci piace l’Italia del barista e della scienziata, dell’artigiano e dell’impiegata, del musicista e dell’operaia, del ferroviere e della manager, dell’apicultore e del meccanico che con il loro lavoro, l’intelligenza, l’amore, l’impegno che mettono nelle cose che fanno, possono determinare le condizioni per il cambiamento culturale di cui il Paese ha bisogno. Perché ci piace l’approccio dell’artigiano, cioè provare soddisfazione nel fare bene una cosa «a prescindere», qualunque cosa essa sia: pulire una strada, progettare un centro direzionale, scrivere l’enciclopedia del dna.

Perché siamo persone in cerca di una cultura, di una vocazione, di quella «cosa che fai con gioia, come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo», come diceva Josephine Baker. Perché «le storie che raccontiamo alla fine si prendono cura di noi. A volte una persona per sopravvivere ha bisogno di una storia più ancora che di cibo. Ecco perché inseriamo queste storie nella memoria gli uni degli altri. È il nostro modo di prenderci cura di noi stessi» (Lopez, 1999). Perché «un racconto non è solo un semplice susseguirsi di eventi, ma dà forma al trascorrere del tempo, indica cause, segnala conseguenze possibili» (Sennett, 2002). Perché abbiamo bisogno di mille, diecimila, centomila Omero pronti a testimoniare, raccogliere, raccontare, socializzare le storie di lavoro che devono diventare colonna sonora del nostro futuro.

Perché abbiamo bisogno di nuvole di storie affinché il cielo delle nostre vite sia sempre più blu. La partecipazione è libera.

 

27 aprile 2014
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