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Varese, 25 Aprile, molti non entrano in Sala Montanari: “Troppi leghisti”

La Sala Montanari

La Sala Montanari

Si è celebrato anche a Varese il 25 Aprile, una manifestazione che ha visto una forte presenza di autorità. Il programma prevedeva la deposizione di corone all’Arco Mera, in piazza Repubblica e in Largo Resistenza. Un corteo aperto dalla Banda di Capolago ha accompagnato le autorità ai monumenti che in città fanno memoria dei Caduti in guerra e nella Resistenza. Momenti successivi che hanno condotto all’iniziativa finale, che si è tenuta in Sala Montanari.

Momento finale, quello previsto in Sala Montanari, che ha registrato una scarsa partecipazione, con un gruppo consistente di partecipanti al corteo che si è rifiutato di entrare. “Troppi leghisti dentro”, qualcuno ha dichiarato nel gruppo esterno che pacificamente è restato fuori dalla Sala Montanari, intonando alcuni canti partigiani mentre i relatori ufficiali stavano parlando dentro la Sala. Una divisione che, nonostante il tentativo di fare entrare gli esterni fatto dal presidente provinciale Anpi Angelo Chiesa, si è mantenuta.

In Sala Montanari erano presenti i vertici della Regione, con il presidente Roberto Maroni e il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, e del Comune, il sindaco Attilio Fontana. Presenti anche il prefetto Giorgio Zanzi e i vertici delle Forze dell’ordine. Del tutto assenti gli esponenti di Forza Italia, mentre ha partecipato un significativo numero di esponenti del Pd, a partire dal segretario cittadino Luca Paris e il capogruppo in Comune Fabrizio Mirabelli.

Relatori ufficiali alla Sala Montanari sono il presidente dell’Anpi provinciale Angelo Chiesa e il sindaco di Varese Attilio Fontana. “Spiace vedere così poche persone e soprattutto pochi giovani – dice Fontana -. Abbiamo la colpa di non avere fatto capire che libertà e democrazia vanno conquistate giorno per giorno”. “Speriamo che il prossimo anno siano tanti i partecipanti da utilizzare un posto più grande, magari il nuovo teatro di Varese”. Ammette la scarsa partecipazione anche Alessandra Pessina, presidente Anpi a livello cittadino al termine della manifestazione. “Penso che sia un problema politico, il fatto che parecchi si siano rifiutati di partecipare all’evento conclusivo – dice la Pessina -. Resta il fatto che siamo qui a celebrare non la festa dei partigiani, ma il fondamento stesso della nostra democrazia”.

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25 aprile 2014
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3 commenti a “Varese, 25 Aprile, molti non entrano in Sala Montanari: “Troppi leghisti”

  1. sandro sardella il 25 aprile 2014, ore 21:10

    gli scacalli o biblicamente .. i lupi ! anche se si travestono .. sono e restano sciacalli .. o
    lupi .. ma cercano il travestimento per mascherare .. per stravolgere la storia/le storie ..
    il 25 aprile .. e le varie ricorrenze civili (e religiose pure!) .. sono il loro continuo tentare di darsi una “dignità” per mascherare la loro misura bestia …

  2. giovanni dotti il 25 aprile 2014, ore 22:47

    Più che le solite celebrazioni ufficiali dei politici, che lasciano il tempo che trovano, sarebbe preferibile ricordarsi ogni giorno – e non solo il 25 aprile – del sacrificio di tante giovani vite che si sono immolate per restituirci quella LIBERTA’ che il nazi-fascismo aveva soppressa. Cerchiamo di tener sempre viva la memoria soprattutto nelle giovani generazioni perché non si lascino irretire da falsi profeti che quella libertà vorrebbero di nuovo toglierci.

  3. Martino Pirone il 26 aprile 2014, ore 09:38

    Egregio Direttore,
    dopo l’avvenuta celebrazione del 25 Aprile credo sia opportuno soffermarsi un momento a fare qualche riflessione su tale avvenimento. Propongo pertanto la seguente lettera del poeta Guglielmo Loffredi, autore anche della poesia “25 Aprile”.
    Martino Pirone.

    “” Il prossimo 25 Aprile ricorre il 69° anniversario della Liberazione. Questo anniversario, tutti gli anni, concorre a dividere ulteriormente il nostro paese già sminuzzato tra: colori, fazioni, strategie ed interessi personali.
    Percepisco la sensazione di una paralisi-emozionale da parte della politica, tutta, che non permette di visitare la memoria, con uno sguardo integro, nella propria casa e in quella altrui.
    Il mio desiderio è quello che i giovani prendano coscienza della storia e della necessità indifferibile di far emergere la “verità”, sempre, al di sopra di ogni scelta e appartenenza politica e sociale.
    Sogno un risveglio, che liberi il presente dall’irretimento del passato, onorandolo invece con un impegno personale nell’oggi, così drammatico. Forse, come tutti i sognatori mi sveglierò deluso e amareggiato. La mia intenzione è di contribuire comunque ad attraversare la palude piuttosto che fingere che non esista.
    Verità, responsabilità, riconciliazione sono tre parole necessarie per la guarigione sociale del nostro Paese che non possono essere sfiorate da malafede e pensieri revisionisti.
    Possiamo ricordare altre esperienze, nel mondo, che hanno dato frutti positivi: l’esperienza del Sudafrica con N. Mandela e il vescovo D. Tutu. Quella di Ibrahim Rugova, morto nel 2006, che è stato presidente del Kossovo, che con i “Consigli della riconciliazione ” negli anni Novanta, ha favorito la riconciliazione tra le famiglie che avevano il così chiamato “debito di sangue”, retaggio del codice consuetudinario albanese. Vi furono migliaia di riconciliazioni che avvenivano, solennemente, in grandi assemblee popolari all’aperto. Merito di Rugova che seppe interpretare e orientare il desiderio di unità e pace della popolazione.
    La Resistenza contiene un valore troppo alto per essere solo motivo di celebrazione mancando la nostra azione di favorire e costruire spazi veri di confronto democratico dove il rispetto delle idee e delle persone sia una necessità vitale. Mi chiedo quale eredità lasceremo ai giovani se non ci affidiamo alla giustizia riconciliativa orientata a ricomporre le controversie mediante il riconoscimento del torto compiuto?
    Auspico infine che la parola “onestà” ritorni ad essere un sostantivo significante, che ci interpelli, piuttosto che una possibilità da scegliere. La mia poesia 25 Aprile, vuole continuare con altre parole questo discorso.
    Cordialmente Guglielmo Loffredi

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