Lettere

I politici e “gli altri”

Le auto blu, simbolo di potere

Le auto blu, simbolo di potere

“Arroganza”: il termine più adatto per definire l’atteggiamento socio culturale e politico degli ultimi anni, un problema certamente italiano, che mostra i suoi frutti anche in molte scelte dell’amministrazione varesina, come si vede in questi giorni, verso alcune decisioni della quale sono sorti comitati, tra cui, particolarmente attivo, “Varese 2.0” contro il parcheggio alla Prima Cappella del Sacro Monte.

Non vi è, infatti, settore della società, dal mondo dell’informazione a quello della politica, dall’economia alla cultura, dove tale petulante insolenza non abbia messo piede, perfettamente adattandosi di comodo.

Il fatto increscioso è che, secondo la legge di natura, all’arroganza si accompagna l’altezzosa sorella che si chiama ignoranza. L’ignoranza più bieca, per giunta. Non quella determinata dalla mancanza d’istruzione, o d’educazione, bensì l’inconsapevolezza dei propri limiti, che, volente o nolente, ogni uomo porta con sé.

Se fosse illimitato, se fosse assoluto, l’uomo sarebbe Dio. Dio, tra l’altro, è molto modesto, a differenza di tutti noi. Quando si presenta ad Abramo afferma “Sum”: semplicemente “sono”, “ci sono”, giacché la prima persona dell’ebraico, come del latino significa “l’esistere”; semplicemente questo.

L’uomo non è modesto: si arroga il diritto di comandare, di spingere, di sgomitare, di percorrere la propria carriera, sovente a spese di un altro individuo che dovrebbe avere, per legge di natura, le stesse possibilità, posto l’assioma che tutti siano uguali in quanto esseri viventi. Si convince di essere il migliore, geniale, incomparabilmente irraggiungibile, venerabile.

Tutto questo, a spese, sovente, di decenza e di rispetto. Ecco cosa manca oggi: il rispetto, di qualunque grado esso sia. Non si rispetta, perché si è convinti che l’“io” sia un soggetto tanto smisurato che non possa esistere un altro “io”.

E la ragione degli altri? Non esiste. Perché ascoltare un altro? Non è, forse, più bello sentire i gradi di melodia della propria voce? Si potrebbe avere di fronte una perla d’oriente, che, se per disgraziato motivo non corrispondesse al nostro metro di giudizio, si getterebbe con non curanza nel letame, come fece il galletto d’Esopo.

Però… eccoci al “redde rationem” che sta presentando i suoi conti. Le ragioni vanno spiegate sempre ad un certo punto della vita.

Perché l’uomo, l’arrogante, dimentica che gli altri individui – a lui simili – sono meno stupidi di quanto non si voglia far credere. Così, avviene che l’arrogante, col tempo, si crei dei nemici anche tra coloro che a lui erano sottoposti. Oppure che non riesca più ad essere credibile, “venerabile”.

Nella società civile sorgono i comitati contro l’inavvedutezza degli amministratori pubblici, nelle stanze di Cesare si affilano i pugnali, si gonfia e serpeggia l’ira, la scintilla per un cambiamento reale che non si rappresenta con i valzer delle poltrone e con i voltagabbana. La gente comincia a tornare consapevole di sè, dei propri diritti e doveri, chiedendo un’amministrazione semplice, volta agli interessi concreti e preminenti.

In fondo, possiamo ridurre le nostre esigenze verso chi ci amministra, facendo nostra la lapidaria sentenza del primo grande critico italiano, il De Sanctis, che scrisse: “La semplicità è la forma della vera grandezza”.

Bruno Belli

23 aprile 2014
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4 commenti a “I politici e “gli altri”

  1. giovanni dotti - Varese il 24 aprile 2014, ore 23:46

    Non posso che complimentami col prof. Belli per questa puntualizzazione sulla “arroganza del potere”, quanto mai necessaria e attuale nella Varese di oggi. Val sempre la pena di ricordare a chi ci governa che il nostro voto non dovrebbe costituire una “delega in bianco”, che i Cittadini non sono “sudditi” che devono “subire” silenziosamente qualsiasi imposizione, bensì i “datori di lavoro” dei politici che democraticamente eleggono.

  2. Martino Pirone il 26 aprile 2014, ore 10:32

    Chiara, obiettiva e, purtroppo, vera la descrizione che fa il Prof. Belli di molti Politici nazionali e locali per quanto riguarda l’arroganza che essi usano nei confronti di tanti Cittadini, abusando sfacciatamente della loro posizione. L’arroganza, che poi si associa alla ignoranza, come giustamente rileva il Prof. Belli, non li fa riflettere nemmeno sulle analisi, osservazioni, obiezioni, indicazioni, suggerimenti, proposte e quant’altro gli viene rappresentato da Comitati, da Associazioni e da singoli o gruppi di Cittadini. Essi vivono, oltre che di arroganza e ignoranza, anche di prepotenza e di strafottenza in quanto se ne infischiano delle considerazioni e dei giudizi degli altri.
    Sono talmente catechizzati in tale modo di agire che non li smuovono nemmeno le esortazioni di Papa Francesco.

  3. Marco il 26 aprile 2014, ore 10:50

    La riflessione di Bruno Belli è esemplare. Però, l’arroganza è difficile da estirpare. Belli fa anche l’esempio del comitato #Varese 2.0 che sta svolgendo una importante iniziativa in campo civile e sociale: non mi sembra che il palazzo abbia fornito qualche risposta.
    Purtroppo, per un risultato definitivo, dovremo aspettare le prossime elezioni comunali. Mi sembra che anche a Varese si debba voltare completamente pagina.

  4. Stefano il 3 maggio 2014, ore 13:01

    Grande Belli, come sempre, terribile ed impietoso, ma sempre “vero”!

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