Lettere

Matteo Renzi o il Cavalluccio Marino

cavallucci_marini_6Una volta un Cavalluccio Marino, se ne andò, galoppando tra le onde, spinto dalla sua ambizione e da un irrefrenabile desiderio di fare qualcosa di importante. Incontrò un’Anguilla che gli disse: “Dove corri?”. “A cambiare il mondo in fretta”, rispose il Cavalluccio orgogliosamente. “Con questa veloce pinna sarai in grado di correre molto più rapidamente”. Il Cavalluccio con la pinna scivolò via due volte più veloce.

Di lì a poco si imbatté in una Spugna che andava in barca che gli disse: “Dove vai?”. “A cambiare il mondo in fretta”. “Bene con questa barca a reazione potrai farlo molto più velocemente”. Prese la barca e se ne andò rombando per il mare cinque volte più velocemente. Di lì a poco s’imbatté in un Pescecane che gli disse: “Ehi amico dove corri?”. “A cambiare il mondo in fretta”, rispose il Cavalluccio. “Sei fortunato. Se prenderai questa scorciatoia – disse il Pescecane indicando le sue fauci spalancate – risparmierai un sacco di tempo”. Il Cavalluccio entrò a tutto motore nelle fauci del Pescecane; e da allora non se n’è saputo più nulla.

La morale di questa favola (contenuta a mo’ d’introduzione in un libro“Gli obiettivi didattici”, di R. F. Mager, del 1975) “è che quando non si è sicuri della meta, si finisce per arrivare proprio dove non si vorrebbe. Prima di parlare d’istruzione, prima di scegliere i metodi didattici o l’argomento o il materiale, è importante stabilire chiaramente dove si vuole arrivare”.

Questa favoletta, che riporto con leggeri adattamenti, che però non mutano assolutamente il suo assunto, mi è tornata alla mente osservando le prime misure prese da Renzi, da quando è diventato Premier e da certe considerazioni svolte dalla sinistra del Pd e da diversi commentatori, che lo hanno criticato per il suo modo di procedere con piglio deciso, ma al di fuori di un piano organico di risanamento generale del nostro Paese.

Com’è noto molte delle sue operazioni (il taglio del cuneo fiscale, la retroattività della tassa sulle banche che è una tantum non ripetibile, i tagli della Difesa rinviati ma non aboliti; il maggior incasso dell’Iva è un anticipo di un anno e ce lo ritroveremo nel 2015; il pagamento dei debiti alle aziende creditrici, che doveva essere almeno di 17 miliardi, è stato ridotto a 7; ed infine gli incapienti che non ricevono nulla ecc.), non convincono molto e non lasciano intravedere una visione chiara, ma sembrano più interventi slegati tra di loro e dettati dall’urgenza del fare che da un impianto unitario complessivo di risanamento e di rinascita del Paese.

Si è detto da molte parti che l’operazione del bonus in busta paga non rientra in un programma sistematico, ma è solo uno spot elettoralistico per prendere voti alle elezioni europee. Certo nel provvedimento c’è anche questo; bisogna però riconoscere che è la prima volta, da molti anni a questa parte, che a dei cittadini si restituiscono dei soldi senza togliere loro nulla, il che non mi sembra proprio male.

E’ anche doveroso riconoscere che gran parte della crisi del nostro Paese è colpa dell’immobilismo e del conservatorismo della classe dirigente in genere che ha governato in questi ultimi anni. Renzi esprime una grande forza comunicativa: parla a settori della società con cui la sinistra non riusciva più a dialogare, interpretando a suo modo quella domanda di rinnovamento radicale, che è cresciuta nel profondo del Paese fino travolgere tutti i precedenti equilibri.

Sono passati solo cinquanta giorni da quando è Premier, e Renzi, facendo ricorso alle sue doti indubbie di abile comunicatore e seduttore, ha imposto una velocità ed un ritmo inconfrontabili con quelli dei governi precedenti. C’è da dire però, ad onor del vero, che i suoi critici ( e in particolare la minoranza di sinistra del Pd ) hanno una parte di ragione nel sostenere che il nostro Paese non potrà essere riformato solo con i tagli, pur doverosi, della “revisione di spesa” e con provvedimenti parziali che risentono dell’immediatezza del momento e dell’improvvisazione, e che non si inseriscono però all’interno di un disegno e di un approdo ben definiti. A buon ragione quindi cercano di metterlo in guardia contro il mito dell’urgenza del fare e del “cambiamento” in sé e per sé, prescindendo dalla natura di quel cambiamento.

Il rischio di finire come il Cavalluccio Marino è reale visti i compagni di viaggio non sempre affidabili e la fretta di correre senza stabilire una meta verso cui si intende arrivare. La chiarezza delle finalità è sempre necessaria, ma è d’obbligo quando si governa. Non a caso avvertiva Seneca:“Nessun vento sarà favorevole per chi non sa verso quale porto dirigersi”. Ma questo ammonimento non riguarda solo Renzi, ma tutta la sinistra nel suo complesso che dalla morte di Berlinguer ad oggi non è riuscita ad elaborare un pensiero, un’idea, un progetto serio per l’ Italia del Terzo Millennio. L’azione del governo per essere più incisiva ha bisogno, per rinnovare il Paese, non di un leader solo al comando, ma di un collettivo unitario, di un Partito democratico vivo, plurale e radicato nella società. L’Italia, per risalire la china, ha bisogno di una sinistra pensante.

Romolo Vitelli

22 aprile 2014
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Un commento a “Matteo Renzi o il Cavalluccio Marino

  1. giovanni dotti il 22 aprile 2014, ore 13:40

    Ma quanti dubbi e quante preoccupazioni sul nuovo Governo! Non sarebbe preferibile lasciarlo lavorare in pace, e sostenerlo piuttoso che fargli le pulci? Sopratutto da parte del suo partito, di cui è anche il Segretario? Renzi non è Nerone e il prof. Vitelli non è Seneca che deve fargli da maestro. Credo che Renzi non sia uno sprovveduto e che sappia bene quel che fa, inoltre non è “solo al comando” ma è coadiuvato da una schiera di persone serie e competenti, penso molto più di coloro che lo hanno preceduto. E poi è al governo da neanche due mesi: non è troppo presto per giudicare???

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