Varese

Varese, le opere d’arte dimenticate tornano in mostra al Castello

Da sinistra Cassinelli e Longhini davanti ad un bellissimo De Bernardi

Da sinistra Cassinelli e Longhini davanti ad un bellissimo De Bernardi

Non c’è dubbio che il capitolo relativo ai Civici Musei, ai loro risultati, ai loro punti deboli, alle prospettive possibili, meriterebbe un discorso lungo e articolato, che speriamo la prossima amministrazione faccia con serenità. Ma resta il fatto che uno dei risultati di notevole interesse giunto negli ultimi anni relativamente ad essi sia il catalogo generale delle opere dei Civici Musei, condotto in porto e presentato recentemente, dopo un’attesa che si era protratta dagli anni Sessanta.

Tante le opere là presentate in catalogo, spesso non fruibili dai visitatori, in quanto depositate in magazzino al Castello o in altri musei varesini, oppure distribuite in uffici pubblici non legati al Comune. Una mostra è stata inaugurata in sordina questa mattina al Castello di Masnago, alla presenza dell’assessore Longhini e del conservatore Cassinelli, per offrire alla vista e al cuore dei varesini alcune “chicche” della collezione comunale che, menzionate nel catalogo generale, escono allo scoperto. Titolo della rassegna, che comprende una sessantina tra tele e sculture, “Dal Cinquecento al Novecento. Opere sconosciute dalla collezione dei Musei Civici di Varese” (resterà aperta fino al 29 giugno, ma non andate a vedere la mostra il lunedì dell’Angelo perchè naturalmente sarà chiusa). 

Tra le opere più interessanti esposte nelle tre sale al primo piano al Castello di Masnago nell’ambito di questa mostra, un’opera di Giuseppe De Bernardi, “Veduta del Sacro Monte di Varese”, del 1934, che è sempre stato nell’ufficio del sindaco a Palazzo Estense. Arriva invece dagli uffici della Prefettura la bellissima tela di Giuseppe Bertini “La siesta o Riposo campestre”, del 1870 circa. Una vera chicca anche una Pietà con Cristo affiancato dalla Vergine e da San Giovanni, terracotta di fabbrica emiliana del Cinquecento, come dice il catalogo “pressochè dimenticata nei depositi del Museo Archeologico di Varese” (pag. 46).

Infine, nell’anniversario della Prima Guerra Mondiale, meritano una menzione particolare le due opere di Anselmo Bucci, “Sosta” e “Alpino del VI”, rispettivamente del 1915 e del 1916, due fanti italiani immortalati nella loro misera quotidianità, senza trombe e tamburi. E che evocano le cartoline del Montanari, artista di vaglia di cui attendiamo al più presto una bella retrospettiva.

11 aprile 2014
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