Varese

Varese, una serata per Peppino Meazza, dalla guerra alla “Prealpina”

Lo storico Franco Giannantoni

Lo storico Franco Giannantoni

Una serata alla sede del Gruppo Alpini di Varese dedicata a Peppino Meazza, alpino e giornalista, che è stato ricordato, davanti ad un pubblico numeroso, dal figlio, il fotografo Carlo Meazza e dallo storico varesino del fascismo e della Resistenza, Franco Giannantoni. Un personaggio sfaccettato, Giuseppe Meazza, che ci ha lasciato in eredità due documenti del periodo in cui fu tenente degli alpini sui fronti della sciagurata guerra scatenata da Mussolini: alcuni “scatti” fotografici suggestivi e realistici, e alcuni taccuini di guerra, davvero preziosi, pubblicati come “Scritti 1929-1944″ dall’editore Nicolini nel ’98.

Dopo il benvenuto dato ai partecipanti da Antonio Gardelli, presidente del Gruppo Alpini di Varese, Silvio Botter,  uno dei responsabili a livello nazionale dell’ANA, ha rimarcato la necessità di fare i conti con la storia guardando alla presenza degli Alpini, che, come ha detto Botter, “per un periodo sono stati identificati con una sola parte, mentre tra gli Alpini erano presenti coloro che hanno fatto la Resistenza e coloro che hanno prestato servizio nella Monterosa”. Presente alla serata il figlio di Leopoldo Gasparotto, grande alpinista e partigiano.

E’ stata poi la volta di Carlo Meazza, figlio di Peppino, che ha proiettato e commentato un grande albo fotografico che il padre ha realizzato, corredando le immagini da lui scattate con preziose didascalie. Immagini delle molte escursioni alpine fatte da Meazza e dai suoi amici negli anni Trenta, spensierate e sportive, ma anche “scatti” che documentano le imprese degli Sciatori Monterosa sui Balcani e sul fronte greco-albanese. Tra gli incontri nei teatri di guerra, anche quelli con Mario Rigoni Stern, allora giovane “portaordini”, che diventato scrittore ricordò quegli anni nell’opera “Quota Albania” (pubblicata da Einaudi), e con il ministro Dino Grandi, autore dell’ordine del giorno che “defenestrò” Mussolini. “Mi dispiace soltanto – ha detto Carlo Meazza – che non ci siano foto con mio padre e con la sua macchina fotografica, per sapere con quale apparecchio sia riuscito a realizzare immagini giornalistiche come le sue”.

Il compito più difficile è spettato a Franco Giannantoni, che ha evocato la storia di Giuseppe Meazza alpinista, militare e infine giornalista di punta del quotidiano locale “Cronaca Prealpina” (oggi diventato “La Prealpina”). Parole, quelle di Giannantoni, che con rigore e grande conoscenza della materia, hanno ricordato le esperienze militari di Meazza: sul fronte francese, da volontario, insieme all’amico Giacinto Cristofaro, poi in Albania con il Battaglione Sciatori Monterosa, infine in Croazia e Montenegro, con l’interposizione tra Ustascia e serbi. Poi la cattura, l’8 settembre, e il lungo calvario nei vari campi di concentramento. La scelta, dunque, di tornare in Italia con l’opzione per la Repubblica Sociale di Salò e rivedere la famiglia, abbracciare la figlia nata in sua assenza, il congedo illimitato grazie ad un certificato medico.

Chiusa la lunga tragedia della guerra, Giuseppe Meazza torna a fare il giornalista a Varese, nel quotidiano locale diretto da Mario Lodi. “Me lo ricordo bene, è stato il mio caporedattore – ha rimarcato Giannantoni -. Un uomo bravo, un generoso. Ma della guerra neppure una parola, mentre con Campiotti lui parlava di montagna, delle sue imprese alpine”. Una presenza alla Prealpina, quella di Peppino Meazza, che permette a Giannantoni una breve considerazione sul quotidiano locale di allora e di oggi: “Allora era un giornale molto allineato all’immagine della città, rispondeva al cuore di Varese. Meno fatti del Palazzo, più avvenimenti della società reale”.

 

 

 

10 aprile 2014
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