Varese

Varese, “Erano tutti miei figli”, il dramma di Miller all’Apollonio

Mariano Rigillo

Mariano Rigillo

Un grande spettacolo proposto dalla bella Stagione di Prosa del Teatro Apollonio sarà questa sera giovedì 10 aprile alle ore 21: si tratta di “Erano tutti miei figli”, un dramma di Arthur Miller, tradotto da Masolino D’Amico, con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, e con Filippo Brazzaventre, Annalisa Canfora, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Giorgio Musumeci, Ruben Rigillo, Silvia Siravo. La regia è di Giuseppe Dipasquale.

Scritto nel 1947, primo successo del drammaturgo Arthur Miller, di due anni antecedente “Morte di un commesso viaggiatore” che gli valse il Premi Pulitzer, “Erano tutti miei figli” è come ben descrive Mariano Rigillo “un grandissimo testo, che come tutti i veri capolavori conserva un’attualità costante. Scritto immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, ha un riferimento molto preciso a quell’epoca, ma la corruzione, la spregiudicatezza e il cinismo del magnate dell’industria di cui parla possiamo ritrovarli facilmente anche oggi”.

La vicenda è infatti incentrata sulla figura di un ricco e spregiudicato uomo d’affari, Joe Keller, il cui patrimonio è costituito dai profitti ottenuti dalla vendita durante la Seconda Guerra Mondiale di aeroplani costruiti con materiali difettosi, costati per questo la vita a ventuno giovani piloti: la tragedia porta all’arresto dell’imprenditore, che però riesce a farsi assolvere attribuendo l’intera colpa della vicenda al socio d’affari, sacrificando così l’ennesima vita umana al suo perseguimento del benessere economico.

Questo dramma va ad aggiungersi alla già delicata situazione della sua famiglia, che da tre anni convive con la tragedia di un figlio disperso in guerra e il cui corpo non è mai stato rinvenuto: sarà l’arrivo della sua fidanzata, nonchè figlia del socio finito in galera, a innescare l’esplosione di questo castello di segreti e di misteri, scoprendo i vari scheletri nell’armadio di Keller. Per Mariano Rigillo, che festeggia cinquant’anni di presenza in scena, questo ruolo è valso la candidatura a miglior attore protagonista a “Le maschere del Teatro Italiano 2013″, ovvero gli Oscar del Teatro Italiano, dove anche Anna Teresa Rossini è stata nominata nella terna finale per il premio migliore attrice non protagonista.

Nella prodigiosa struttura della pièce – dice Giuseppe Dipasquale – convivono allegoria e stringente concretezza. Un dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale. L’impianto concepito per la nostra messinscena trasporta lo spettatore dentro il perimetro di un interno alto-borghese, le cui pareti assorbono da anni verità malcelate e ansie manifeste di responsabilità troppo a lungo sottaciute. Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonda una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna. A prevalere è il modello della società di massa, la ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole o peggio incurante di conseguenze funeste. Laddove l’errore di un padre diventa incarnazione di un sistema perverso che minaccia i figli di tutti

10 aprile 2014
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