Varese

Varese, all’Apollonio tifo da stadio per l’evergreen Massimo Ranieri

Il grande Massimo Ranieri

Il grande Massimo Ranieri

Ormai un appuntamento fisso quello con Massimo Ranieri al Teatro Apollonio di Varese. Atteso da schiere di fans che, puntualmente, davanti al loro idolo pop di 63 anni (ma non li dimostra), vengono a cantare insieme a lui le canzoni che hanno fatto la storia della canzone italiana. Una specie di rito che si è ripetuto ieri sera, con un teatro che, nonostante il prezzo dei biglietti, si è praticamente riempito tutto. E così, dopo avere portato in turné per anni lo spettacolo “Canto perchè non so nuotare…da 40 anni”, un carrellata sulla sua lunga carriera di cantante ed attore, dalla finalità espressamente autobiografica, ieri sera l’ex-scugnizzo ha proposto una messa in scena più raffinata e matura.

Con un’orchestra di sette ottimi solisti sul palco e un’atmosfera più intima e dimessa, il nuovo spettacolo scritto dallo stesso Ranieri e Gualtiero Peirce, “Sogno e sono desto”, che nel 2013 è stato un “live” e nello scorso gennaio un programma su Rai uno, ora è felicemente approdato sul palcoscenico del Teatro Apollonio. Non più un’autobiografia musicale, non più mix di canto e ginnastica sul palco, ma un felice (muovi arrangiamenti non sempre con il medesimo risultato) omaggio a cantautori e a poeti che hanno saputo parlare al cuore.

Massimo Ranieri è applauditissimo: canta con una voce da fare invidia ai più giovani, ma soprattutto intrattiene con il “suo” pubblico un dialogo di grande amicizia. Così si succedono tanti brani della canzone italiana: da Tenco a Battisti, da Battiato a Pino Daniele. Ma ci sono alcuni momenti magici, come nel caso del doppio omaggio di Massimo ad una leggenda della musica italiana, Mimmo Modugno, di cui Ranieri intona due canzoni: prima “Lu pisce spada” e poi la stupenda “Amara terra mia”, che fu scritta – pensate – dallo stesso Modugno ed Enrica Bonaccorti. Del resto, Ranieri ha molto in comune con Modugno, a partire dalla grande carriera a teatro (chi può dimenticare il Brecht dell’Anima buona che Ranieri portò in scena con Strehler, che fu regista anche di un Modugno indimenticabile nell’Opera da tre soldi?).

Ma lo spettacolo costruito sugli omaggi, e su citazioni da grandi autori, da Alda Merini a don Lorenzo Milani, “salta” in aria di fronte agli evergreen di Ranieri, che vengono proposti negli ultimi venti minuti dello spettacolo. L’Apollonio esplode alle prime note di “Erba di casa mia”, ed è un tutto un crescendo di entuasiasmo per “Perdere l’amore” e “Rose rosse”. Vecchie Canzonissime, vecchi ricordi, da un’Italia più ingenua, ma forse più felice.

10 aprile 2014
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