Varese

Arrivano da Varese i “dottori del vino”. Boom di laureati in Viticoltura

viticoltori_2Arrivano anche dalla provincia di Varese i nuovi “dottori del vino” che scelgono, per il loro futuro professionale, una laurea in enologia. Ma, più in generale, sono i giovani lombardi a sognare sempre più un futuro in vigna. Tra il 2010 e il 2014, all’Università Statale di Milano, le iscrizioni al corso di laurea di primo livello in “Viticoltura Ed Enologia” hanno fatto registrare un boom del 38%. E’ quanto emerge da un’elaborazione della Coldiretti regionale realizzata in occasione della 48° edizione di Vinitaly, che si è chiuso oggi a Verona.

Gli studenti che hanno scelto viticoltura ed enologia sono passati dai 319 dell’anno accademico 2010/2011 ai 440 attuali. A scegliere questo corso di laurea sono in prevalenza i ragazzi, anche se il numero di quote rosa sta aumentando: se nel 2010 le iscritte erano 73, oggi sono 108 (+48%).

La laurea del gruppo agrario ed enologico si colloca sul podio tra quelle con i migliori esiti lavorativi occupazionali con l’82,5% dei laureati che è occupato a cinque anni dalla conclusione del ciclo di studi contro il 74,2% di quelli del gruppo giuridico, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Almalaurea.

“La vitivinicoltura rappresenta una potenzialità anche per il nostro territorio” spiegano Fernando Fiori e Francesco Renzoni, presidente e direttore di Coldiretti Varese. “Pur con numeri di produzione ristretta, la viticoltura provinciale sta conquistando spazi nella ristorazione e plauso da parte degli intenditori. Ed è parte di un sistema vinicolo lombardo che, con le sue 42 etichette a denominazione, contribuisce a rendere grande il nome del Made in Lombardia agroalimentare nel mondo. Non a caso nel 2013 l’export dei vini lombardi ha registrato un incremento a doppia cifra: l’11,6% rispetto a una media nazionale del 7,3%”.

Nel 2013 gli italiani hanno acquistato meno vino in quantità, ma a prezzi maggiori con il risultato che il fatturato realizzato sul mercato nazionale è aumentato, ma è l’export di vino a registrare uno storico record, superando per la prima volta il muro dei 5 miliardi di euro, il 7% in più rispetto all’anno precedente. Vendite in aumento un po’ ovunque, dalla Gran Bretagna (+15%) alla Francia (+9%), alla Germania (+6%). Balzo avanti anche in Russia, con un +14%, ma le bottiglie tricolori spopolano anche negli Stati Uniti con un +7% mentre si inverte la tendenza e crollano invece per la prima volta le esportazioni di vino italiano in Cina con un calo del 3% in valore a 74,8 milioni di euro.

Una crescita complessiva che ha offerto opportunità di lavoro ad 1 milione e 250 amila italiani nel 2013. Ed è proprio nel settore del vino made in Italy che Coldiretti ha attivato al Vinitaly di Verona la prima banca dati riconosciuta dal Ministero del Lavoro per favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro nelle aziende agricole, alla quale potranno accedere migliaia di giovani che in Italia aspirano ad una esperienza nel vigneto o in cantina.

Secondo i dati della Camera di Commercio di Milano relativi al 2013 – continua la Coldiretti – in Lombardia nell’intero comparto operano 4.457 imprese, in calo del 3,7% rispetto al 2009, mentre gli addetti sono circa 6.300. La coltivazione di uva è la prima attività con quasi 3.200 imprese, di cui oltre 1.700 in provincia di Pavia. Le altre zone maggiormente vocate alla produzione sono: Brescia, Sondrio, Bergamo e Mantova. Tra le zone di eccellenza c’è anche quella del San Colombano, l’unico vino doc di Milano. Di nicchia, come detto, la viticoltura della provincia prealpina, dove si produce l’Igt ‘Ronchi Varesini’.

10 aprile 2014
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