Varese

Varese, il giudice-scrittore Battarino gioca a scrivere come Piero Chiara

Giuseppe Battarino

Giuseppe Battarino

Un gioco letterario colto e divertente, quello proposto ieri pomeriggio al Caffè Bosisio di Varese dal giudice e giallista Giuseppe Battarino. Con spirito e un fuoco pirotecnico di riferimenti a cinema e letteratura, Battarino ha ripercorso un romanzo italiano di fine Ottocento come il “Demetrio Pianelli” di Emilio De Marchi immaginando lo scrittore Piero Chiara intento a riscriverlo e ad ambientarlo negli anni Trenta, a Luino.

Giallista raffinato e attento saggista affascinato dai temi insubrici, Battarino ha accettato la sfida del ciclo di incontri, proposto dall’associazione Floreat, “Letture in tasca”. Efficace la chiave di lettura adottata nel gioco: “Non un romanzo post-Manzoni ma pre-Chiara”. Una premessa da cui Battarino è partito per una cavalcata attraverso i vasti e ricchi territori della letteratura e del cinema. Magari successivamente affidata, dal giudice-scrittore, ad un proprio, futuro romanzo.

Riscrivere il romanzo “Demetrio Pianelli”? Sì, grazie, ha risposto Battarino che ha ricordato la splendida riscrittura di Chiara nei confronti di quel mostro sacro delle patrie lettere che era Alessandro Manzoni. E allora Cesarino Pianelli, fratello di Demetrio spendaccione, diventa, a Luino negli anni Trenta, un giocatore di carte, che lascia il nomignolo di “Lord Cosmetico” per assumere quello luinese di “Principe delle Asturie”. Si suicida per i suoi debiti come in De Marchi? Macché: gioca, gioca e perde, e quindi fugge in Francia.  Lascia una moglie appetitosa e con le mani bucate (“la bella Pigotta”), e ad aiutarla arriva il cognato, Demetrio che, nel romanzo riscritto, non arriva dalla periferia milanese, ma dai monti della Valcuvia, magari da Montegrino Valtravaglia.

Al centro delle attenzioni, la “bella Pigotta” (non lo ha detto Battarino, lo aggiungiamo noi: impersonata dalla mitica Agostina Belli). Oggetto del desiderio del capoufficio Balzarotti, moralista in ufficio, assatanato fuori (“sarebbe piaciuto molto a Chiara che ne avrebbe fatto un personaggio fondamentale”, dice Battarino), Paolino delle Cascine e lo stesso Demetrio Pianelli. Ma cosa accadrebbe al ritorno di Cesarino da Parigi? Qui viene il bello.

Battarino propone agli astanti diversi, possibili esiti del romanzo come lo avrebbe scritto Chiara. “Cesarino torna ricco e poi se ne va nuovamente. Oppure resta a Luino, ma può occultarsi e studiare la situazione, ma può anche palesarsi e riprendere il suo, vendicandosi”. E poi Paolino delle Cascine potrebbe sposare la “bella Pigotta” e poi andare in rovina. E poi…e poi…il gioco si fa infinito, come ogni gioco. Resta il fatto che, in tutto questo, un grande ruolo sarebbe svolto dalla “ricchezza ineludibile delle lingue dialettali”. E qui Battarino diventa filologo e gioisce a confrontare parole e atmosfere insubriche. Ribadendo, prima di ricevere un bell’applauso di Luisa Oprandi e dei soci di Floreat, il fatto che “non di cadute, ma di salite dialettali si tratta, un elemento che accomuna De Marchi e Chiara”. E forse anche il futuro Battarino.

 

 

 

 

 

 

 

 

5 aprile 2014
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