Lettere

Abetaia ai Giardini, no pulizia etnica

Quando pochi anni fa venne deciso di recuperare il parco di Villa Recalcati a Varese da parte della Provincia seguendo un criterio filologico, Noi con Italia Nostra ci eravamo fortemente opposti all’abbattimento di piante vive.

Queste pur costituendo una forte barriera verde contro il traffico e l’inquinamento , non avevano che la colpa di non essere autoctone e di non rispettare nel loro insediamento la moda dei tempi in cui venne disegnato il parco afferente alla villa. Queste macchie costituivano la ragione sufficiente perché la politica potesse giustificare il proprio agire.

Ora che si intende procedere all’abbattimento dei cipressi nel giardino di Palazzo Estense, facciamo presente la nostra contrarietà a questo intervento, ribadendo gli stessi concetti che ci avevano portati ad assumere una posizione negativa rispetto alle azioni nel Parco della Villa di cui sopra abbiamo scritto. Non difendiamo alberi malati o moribondi. Siamo contrari che il Comune possa abbattere alberature spelacchiate ma sane e siamo contrari che il Comune si ritenga nel giusto ad agire così per ragioni estetiche.

L’albero ha un ciclo di vita ed è giusto sostituirlo quando muore. Non prima. L’albero ha una vitalità che non lo rende paragonabile ad un oggetto che può essere sostituito nel momento in cui diviene disarmonico o disomogeneo o non dignitoso l’ambito in cui messo a dimora. Il Comune deve salvaguardare la vita (anche delle minoranze) e farsi promotore della difesa dei più piccoli ed essere sempre democratico nel momento in cui deve fare delle scelte strutturali. Scelte strutturali, che riteniamo siano a tutto tondo quelle a Varese sul verde.

Siamo intervenuti per tutelare le alberature storiche di Piazza della Repubblica e perché l’Assessorato alla Tutela ambientale del Comune di Varese non aveva consultato le associazioni ambientaliste (che svolgono un ruolo costituzionale)e aveva fatto partecipare ad un referendum i varesini solo su tematiche di scarsa importanza.

Riteniamo che il Comune di Varese debba essere un alleato delle associazioni ambientaliste in queste battaglie (lo pretendiamo anzi) che vedono un numero maggiore di persone favorevoli e attente alle istanze di tutela. Siamo dell’opinione che la vita umana debba tutelarsi cominciando a difendere quella degli esseri cosiddetti inferiori.

Con che coraggio il Comune potrà multare chi decida di abbattere un albero vitale, se il primo, ad aver agito in questo senso, è stato proprio lui stesso?

Arturo Bortoluzzi

Presidente Amici della Terra

3 aprile 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Abetaia ai Giardini, no pulizia etnica

  1. GIO il 14 aprile 2014, ore 11:14

    Ben detto, caro Bortoluzzi! Auguriamoci solo che dopo tanti interventi sfavorevoli il bravo assessore segapiante e il Sindaco che lo sostiene desistano dallo scellerato proposito di ammazzare alberi in perfetta salute in città, siano essi in piazza Repubblica o ai Giardini Estensi o in parchi di ville d’epoca o altrove, e si ricordino che non sono i nostri padroni ma che piuttosto dovrebbero essere i nostri servitori, perché la politica è un servizio alla collettività e non deve trasformarsi imposizioni non condivise (penso neanche dal loro elettorato).

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