Varese

Varese, formazione per assistenti sociali con La Casa davanti al sole

La presentazione del corso in Comune a Varese

La presentazione del corso in Comune a Varese

La giornata di studio “Lavoro sociale e pratiche di sconfinamento” promossa dalla Cooperativa Sociale “La casa davanti al sole” (sede a Venegono Inferiore) e dal Comune di Varese il 9 aprile presso il Salone Estense a Varese si pone in continuità con il convegno svolto nell’autunno “L’impossibile innocenza del lavoro sociale e la contaminazione con la vita”. La giornata (il costo è di 70 euro, Iva inclusa) si propone di mettere a fuoco compiti, responsabilità e doveri di organizzazioni e operatori che riconoscono la necessità di uno sconfinamento rispettoso nella vita dell’altro, in nome dell’etica, ma anche della efficacia degli interventi. L’appuntamento è al Salone Estense mercoledì 9 aprile, come hanno spiegato Barbara Gavardini e Matteo Secchi della cooperativa.

Il tempo in cui viviamo è il tempo della incertezza, a cavallo di confini in perenne movimento dove la solitudine e l’isolamento che spesso caratterizzano la vita delle persone fanno emergere in maniera più netta la vulnerabilità e la fragilità di ogni essere umano che è parte della esperienza di vita umana, ma che in questo contesto non trova ammortizzatori. Il sostegno reciproco, la relazione e la cura appaiono essere le risposte necessarie ai problemi di vita delle persone. Per questo diviene importante che anche l’operato dei professionisti, dei lavoratori del sociale, si configuri per promuovere risposte improntate alla relazionalità e alla reciprocità.

Dobbiamo imparare un nuovo rapporto con la nostra vulnerabilità ma nel contempo anche con quella della comunità in cui viviamo comprendendo che nella prossimità si tessono le storie individuali ma anche il filo di una nuova narrazione sociale e civile  della comunità, fatta di persone competenti di umanità.

“E’ questo che vogliamo proporre in queste  riflessioni – dicono i responsabili della cooperativa -: promuovere pratiche e metodologie di lavoro sociale che pongano al centro del lavoro delle organizzazioni, Pubbliche e del Privato sociale, la promozione di competenze di umanità nelle persone che si incontrano. Come fare questo in modo rispettoso ed efficace? Due sembrano le vie possibili: andando incontro all’altro, non considerandolo incapace o colpevole, per dialogare e assieme individuare percorsi più efficaci; aprendo le porte dei servizi e delle organizzazioni alle persone, per farsi aiutare a promuovere l’aiuto, individuale e comunitario”.

Dichiara l’assessore a Famiglia e Persona Enrico Angelini: “E’ un importante momento di riflessione in cui a partire dalle esperienze concrete svolte di potranno mettere a confronto le modalità per un lavoro sociale realmente attento alle persone”.

La giornata sarà divisa in due momenti: nella mattinata si ragionerà in forma teorica mentre nel pomeriggio, attraverso due workshop, si proporranno pratiche di lavoro sociale che rendono esplicito questo approccio fondato sulla relazione. Tra le tante esperienze presentate nel pomeriggio citiamo alcune pratiche quali gli UFE (utenti familiari esperti) provenienti dal Trento dove persone con disagio psichico entrano a far parte attiva del Centro di Salute mentale, ma anche esperienze del nostro territorio promosse dalla Cooperativa “La casa davanti al sole” quali il “Balliamo assieme” dove operatori, famiglie affidanti e affidatarie e bambini sperimentano momenti di condivisione al di là dei ruoli predefiniti , andando a ballare assieme danze Irlandesi. O ancora il gruppo AMAS (gruppo di auto mutuo aiuto per Assistenti sociali) che ci esplicita che anche le assistenti sociali sono persone con le loro fragilità e difficoltà e anche per loro può essere utile un gruppo di auto mutuo aiuto.

Questa giornata è realizzata anche in occasione del trentesimo compleanno della cooperativa sociale “La casa davanti al sole” , che nasce nell’aprile del 1984. A quei tempi il contesto sociale era molto differente e il mondo della cooperazione molto meno assimilato all’interno del contesto produttivo. Questo garantiva una qualità del lavoro sociale frutto di una scelta etica molto profonda e rispettosa dell’altro. Oggi le cose sono differenti e a fronte della forte dimensione imprenditoriale richiesta al mondo della cooperazione, diviene necessario, a tutela e a garanzia di un lavoro capace di produrre “capitale sociale”, che Ente pubblico (quale garante del bene comune) e enti del Privato sociale (in rappresentanza dell’associazionismo e della imprenditoria sociale) si intreccino in forme di collaborazione sempre più  profonde perché solo da questo sconfinamento e dal successivo coordinamento (e a Varese abbiamo con il Piano Antares una grande testimonianza di questa esperienza) possono germogliare pratiche capaci di ascolto e di costruzione di comunità centrate sulla cura.

 

 

1 aprile 2014
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