Varese

Varese, imprese-banche, dialogo tra sordi. Un’indagine targata Univa

Sportello-banca_FN1Ancora una volta a colpire è la misura dell’incapacità di dialogo tra istituti di credito e imprese. “La quasi totalità del campione interpellato, pari a una quota dell’81%, non ha ricevuto indicazioni dalla banca su come migliorare la valutazione della propria azienda per evitare rifiuti, riduzioni o rientri dai fidi”. È il dato che emerge dall’Indagine sul Credito sul quarto trimestre 2013 svolta sul territorio dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

Una rilevazione che conferma una situazione di difficoltà del rapporto banca/impresa, testimoniata dal fatto che ancora il 29% degli intervistati dichiara di registrare un peggioramento nell’accesso al credito rispetto al trimestre precedente. “Una percentuale – commenta l’Area Finanza e Agevolazioni dell’Unione Industriali – che rimane ancora troppo alta, soprattutto se pensiamo che tra le imprese che segnalano un ulteriore deterioramento della situazione si devono contare sia aziende che fino ad ora non erano state toccate dal fenomeno, sia aziende che già avevano dovuto fare i conti nei mesi addietro con varie forme di credit crunch”.

Tra le imprese che hanno registrato negli ultime tre mesi del 2013 una restrizione del credito, l’Unione Industriali riscontra nel 35% dei casi negazioni di nuovi affidamenti, nel 59% una riduzione dei fidi in essere, nel 6% dei casi richieste di rientro.

Continua poi a preoccupare l’ulteriore incremento dei tassi di interesse applicati, che viene segnalato dal 32% delle imprese varesine. Nella maggior parte dei casi l’aumento degli spread rispetto all’Euribor si riscontrano nello scoperto di conto corrente (33% dei casi) e nell’anticipo fatture (31%). Incrementi vengono invece registrati nel 14% delle segnalazioni sugli anticipi export e nel 6% negli anticipi import. Il risultato sono tassi medi:  del 7,11% sugli scoperti di conto corrente (con una punta massima del 14,6%); del 3,63% sullo smobilizzo salvo buon fine e anticipo fatture (punta massima 12,1%); del 3,44% sugli anticipi export (punta massima 7,5%);  del 3,66% sugli anticipi import (punta massima 8,6%).

E a confermare il fatto che uno dei problemi alla base di uno scenario creditizio ancora complicato stia proprio nell’incomunicabilità c’è il dato, sempre alto, delle banche che non comunicato alle imprese il rating che viene loro assegnato: una mancanza di informazione riscontrata nel 53% delle aziende della provincia.

“Il 15% delle imprese – continua nella descrizione dei dati l’Indagine dell’Unione Industriali – ha segnalato che a fronte dei fidi in essere è stata richiesta una garanzia aggiuntiva che non era prevista in precedenza”. Sempre sul fronte garanzie le imprese segnalano che nel 18% dei casi è stata richiesta dalla banca una garanzia reale, nel 36% fideiussioni personali e nel 45% l’appoggio del Confidi.  Ancora critica anche la situazione delle insolvenze da parte dei clienti delle imprese sondate durante l’indagine. La quota di quelle che registrano un aumento nei mancati pagamenti rispetto alla rilevazione precedente è pari al 38%.  Per quanto riguarda, invece, i tempi di delibera, il 70% delle imprese non riscontra un allungamento del responso da parte della banca. 

28 marzo 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi