Assago

Congresso regionale della Cgil, Nino Baseotto confermato al vertice

Nino Baseotto

Nino Baseotto

Giornata conclusiva dell’XI Congresso della Cgil della Lombardia che si è svolto ad Assago. Al termine della giornata conferma di Nino Baseotto segretario generale. Il comitato direttivo gli ha rinnovato la fiducia con 90 voti favorevoli, pari al 73%, 33 contrari, pari al 27% e 7 astenuti. Baseotto è segretario generale dal luglio del 2008, ed è già stato rieletto nel 2010.

Al centro della giornata, l’ampio intervento del segretario generale della Cgil nazionale, Susanna Camusso. ”Quando si giunge verso la fase finale del Congresso e si fanno bilanci – dice la Camusso – ci si chiede se gli obiettivi che ci eravamo dati nel rapporto con le iscritte e con gli iscritti sono stati raggiunti. In questi mesi ci siamo confrontati, abbiamo ascoltato, abbiamo accolto anche le preoccupazioni per la straordinaria solitudine in cui si sente chi lavora e la perdita di fiducia nella possibilità che le cose possano cambiare. Una parte della discussione che si e’ fatta qui stamattina e’ stata, invece, centrata più sui problemi dei gruppi dirigenti piuttosto che su quello che ci hanno detto i lavoratori e gli iscritti. Non è utile”.

Continua la Camusso: “È vero, in questi anni abbiamo subito sconfitte ma con tutti gli arretramenti, i problemi, le difficoltà, questa organizzazione, insieme alle altre confederazioni, ha fatto centinaia di accordi e dato risposta a tanti problemi concreti delle persone che rappresentiamo. E’ sufficiente? No, ma smettiamo di fare quelli che in questi anni erano su un altro pianeta mentre qui succedeva di tutto. Dobbiamo decidere da dove ripartire, riconoscendo a noi stessi di aver lavorato insieme in condizioni difficili. E dobbiamo essere consapevoli che quello che abbiamo ottenuto rappresenta una conquista della CGIL. La CGIL deve ora guardare avanti, dare risposta ai giovani senza dimenticare i pensionati, che non sono un limite ma una grande risorsa”.

Come spesso accade nelle fasi di transizione, ha continuato Susanna Camusso, cambiano gli equilibri sociali, e nel mirino ci sono le politiche sociali e di concertazione. Dobbiamo avere nostre proposte, farle avanzare, contrastare quelle che riteniamo sbagliate. ma ci dobbiamo anche interrogare su di noi. Dobbiamo chiederci, ha esortato ancora Camusso, se abbiamo cambiato abbastanza noi stessi. Non basta stare nelle piazze per determinare il cambiamento sociale, devi farlo nella contrattazione e nel suo intreccio con la contrattazione sociale. Non basta dire che vogliamo il primato del Contratto, ma dobbiamo ragionare su quanti oggi hanno un Contratto cui fare riferimento. Troppi sono i lavoratori che ne sono privi ed è giunto il momento di cambiare questo stato di cose.

Quanto al dibattito congressuale, Susanna Camusso ha sottolineato che due rivendicazioni esplicite sono venute dal confronto congressuale con le iscritte e gli iscritti e con i lavoratori: una si chiama lavoro, l’altra pensioni. E non ce la caviamo cercando un colpevole – magari io stessa – ha detto Camusso ad una platea attenta che ha applaudito in diversi passaggi. Il vero problema che abbiamo avuto di fronte e’ che sulle pensioni abbiamo subito una sconfitta. Ma da dove ripartiamo? Pensiamo davvero di creare alleanze dicendo che vogliamo tornare come eravamo?

I giovani, ha continuato Susanna Camusso, avranno una pensione assai diversa da quella attuale e noi dobbiamo capire dove e come cambiare questo sistema, perché ad esempio vengano riconosciute le diverse forme di lavoro ai fini contributivi. Solo cosi potremo rivolgerci alla platea di giovani che ci chiedono risposte sul loro futuro.

Infine, parlando anche del sistema degli ammortizzatori sociali, Camusso ha sottolineato come il problema nel nostro Paese sia la mancanza di lavoro. Per questo abbiamo articolato le nostre proposte nel piano del lavoro per creare occupazione, e alcune di queste proposte sono anche state riprese dal governo.

Nella discussione di questi giorni c’e’ un conflitto aperto sulla Pubblica Amministrazione, e c’e’ il tema di una riforma vera, ma questo porta a scontrasi con poteri molto forti, come quello della corruzione, o con quella parte del sistema delle imprese che ha interessi da difendere. Dobbiamo dare certezza dei rapporti di lavoro che sono in larga misura precari, ma se si vuole solo tagliare un po’ di dipendenti o di istituzioni non e’ una riforma, anzi, potrebbe essere qualcosa di fortemente penalizzante.

“Sentiamo dire con insistenza – dice la Camusso – che ci saranno i prepensionamenti, pero’ oltre alle ingiustizie che si rischia di produrre, si aggrava il blocco già drammatico al rinnovamento delle amministrazioni pubbliche. Non si può contrapporre di nuovo pubblico e privato, ci vuole subito una norma che stabilisca la flessibilità in uscita per entrambi. Abbiamo bisogno che nella sanità si ricominci ad assumere, e che venga rilanciata, ha aggiunto Camusso, perché oltre un milione di persone sta rinunciando alle cure sanitarie. E occorre una riqualificazione di tutto ciò che riguarda il rapporto con le persone, perché se sono tante quelle che arrivano da noi e usufruiscono dei nostri servizi, cosa che continueremo a fare, e’ perché il pubblico non glieli garantisce”.

La valutazione che oggi facciamo sull’accordo sulla rappresentanza e’ una sfida a noi stessi, ha poi aggiunto Camusso avviandosi alle conclusioni. La misura degli iscritti e dei voti cambia il modo in cui si pensa al tesseramento, alla nostra vita interna, a come siamo.

Dice la Camusso: “Dobbiamo provare ad avere un atteggiamento positivo rispetto alle cose che ci sono, senza pensare ad un passato che non c’e’ piu’; potevamo andare avanti con gli accordi separati? Avremmo potuto far finta di niente, ma se non siamo noi protagonisti della contrattazione, decideranno gli altri nel rapporto con i lavoratori. Il cambiamento e’ anche riprendere in prima persona nelle nostre mani la contrattazione, ma questo e’ possibile solo se siamo in grado di avere delle regole che determinino il fatto che siamo noi a scegliere. L’esigibilita’ riguarda migliaia di lavoratori che si sono visti disconoscere gli accordi. La CGIL una regola ce l’ha: che quando un accordo e’ approvato dai lavoratori, per noi e’ un vincolo. Lo dice l’articolo 19 dello Statuto”.

“Sul testo unico – dichiara la Camusso – stiamo consultando i lavoratori e si dice che la consultazione c’e’ perche’ la Fiom ha fatto una battaglia per averla? Si, la Fiom ha fatto una battaglia per averla, ma quello che non ho capito e’ perché un minuto dopo la stessa Fiom ha deciso di farne un’altra diversa. Si vuole forse continuare a tenere aperto un contenzioso nell’organizzazione? C’e’ solo un vincolo che ci lega: che quando si prende una decisione, quella vale per tutti, se ci riconosciamo nella casa comune della CGIL nella quale le regole sono uguali per tutti. E finche’ ci sono, quelle regole, meglio difenderle strenuamente, perché almeno sono regole democratiche di partecipazione, considerando quello che succede in giro”.

 

28 marzo 2014
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