Varese

Varese, Delfina Rattazzi: bene il passato, ma dobbiamo prendere l’onda

Delfina Rattazzi a "Voci di donne"

Delfina Rattazzi a “Voci di donne”

Glamour e spirito cosmopolita si respiravano, ieri pomeriggio, alla sede dell’Agenzia del Turismo di Varese, dove era in programma l’incontro con Delfina Rattazzi, nell’ambito della rassegna “Voci di donne”, realizzata da Expo Village 2015  in collaborazione con Agenzia del Turismo di Varese e con il patrocinio della Provincia di Varese, del Comune di Varese e dell’Ordine Architetti della provincia di Varese.

Figura interessante e sfaccettata, quella della Rattazzi, giornalista, scrittrice, quartogenita di Susanna Agnelli (c’è chi sostiene anche la più intelligente tra le figlie di Suni) e nipote del mitico Avvocato. Incalzata dalle domande (anzi, dagli spunti) del presidente di Expo Village Raffaele Nurra, alla presenza del commissario straordinario Dario Galli e del direttore dell’Agenzia del Turismo Paola Della Chiesa, Delfina Rattazzi si è raccontata davanti ad una platea quasi interamente al femminile.

Punti di vista non scontati, quelli espressi da Delfina, fulmini imprevedibili, ricordi velati da nostalgie improvvise. E un tifo assoluto per il talento e la creatività: “Il talento – dice la Rattazzi – costa fatica, ma non c’è tastiera di computer, tecnologia che tenga: il talento viene fuori quando c’è”. E cita Eric Clapton, i Rolling Stones. Ma soprattutto Vasco Rossi: “L’unico rocker vero da noi, con una capacità di comunicare formidabile”. Ma parlare di talento, non significa, per Delfina, parlare solo di musica, di cui è appassionata. “Ho scoperto che il giardinaggio è fatto da gente incredibilmente creativa, da Nelson Mandela in carcere a Kipling e Darwin”.

Creatività e meritocrazia. Un binomio che Delfina considera indispensabili per singoli e sistema-Paese. Eccellenza, in una parola. Nessuna quota rosa, per dirla chiara. “No, penso che noi donne dobbiamo entrare dalla porta principale. E poi la legge era sbagliata”. Una creatività che può essere il modo per ripartire. “Di un nuovo Rinascimento abbiamo bisogno – dice la Rattazzi -. Ci vuole per questo un impegno enorme per raggiungere risultati importanti. Non ci sono scorciatoie”.

Certo, non può mancare la cultura, la memoria, ma occorre gettare il cuore oltre l’ostacolo. “Che Pompei crolli, è una vergogna. Ma non dobbiamo stare troppo attaccati al passato, c’è un’onda da prendere al volo”. Fai dei nomi: Obama, Marchionne, Expo. “Da Expo c’è da imparare, così come da Eataly di Oscar Farinetti. Cose importanti, che ci uniscono e che possiamo condividere con gli altri”.

 

23 marzo 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi