Varese

Varese, un Faber didascalico nello spettacolo “Le cattive strade”

Un momento dello spettacolo all'Apollonio

Un momento dello spettacolo all’Apollonio

Si resta perplessi di fronte allo spettacolo “Le cattive strade” che i due protagonisti ed autori, il giornalista Andrea Scanzi e il cantautore Giulio Casale, hanno portato sul palco del Teatro Apollonio di Varese, uno spettacolo di parole e note dedicato al cantautore genovese Fabrizio De Andrè. Un’ora e mezza di volo sullo sterminato universo poetico di Faber, tra dettagli biografici e parabola musicale, non senza qualche accenno a dati (le canzoni registrate alla Siae) e giudizi di colleghi ad alto tasso di severità.

Certo, non è semplice raccontare il cantautore che ancora oggi conta su uno sterminato popolo di fans, anche se l’autodefinizione dell’evento come “lezione-spettacolo” smussa in parte, già in fase preventiva, qualche attesa di troppo.

Lo spettacolo racconta De Andrè con frequenti approfondimenti delle canzoni, dei testi, degli arrangiamenti, dei loro rapporti con la vita privata del cantautore e la storia del Paese. Scanzi racconta l’avventura di Fabrizio con robuste semplificazioni, procedendo per strappi ed accelerazioni attraverso decenni ricchi di eventi e cambiamenti. Casale interpreta le canzoni tratte dai vari dischi di De Andrè in versione unplugged, personalizzando arrangiamenti, interpretando canzoni ascoltate da anni in maniera innovativa. Ma il prezzo pagato dall’operazione Scanzi-Casale finisce per essere qualche caduta didascalica di troppo, qualche eccessiva emplificazione, a volte persino qualche vena didattica mal dissimulata.

Tutto questo per quanto riguarda l’impianto dello spettacolo. Quanto invece agli interpreti, Scanzi e Casale sono convincenti, con la capacità di parlare e cantare, per raccontare Faber, emozionando e in maniera avvincente. Si vede che, nella scommessa di ripercorrere il complesso e controverso De Andrè, ci credono fino in fondo. Senza esitare neppure di fronte alla riscoperta finale del genovese quasi come lingua originaria da parte di Faber. Anche se, in questo caso, l’unplugged non regge e ci si affida a filmati proiettati sul palco. E si svela un uomo ed un autore forse più sconosciuti e intimi, disperatamente soli nel panorama della musica italiana.

 

 

15 marzo 2014
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