Lettere

Pd nel Pes, segnale di speranza

Il Partito dei Socialisti Europei (PES), composto dai partiti socialisti, socialdemocratici, laburisti e progressisti nazionali dei Paesi membri dell’UE, nel corso del recente Congresso, è riuscito ad elaborare un programma condiviso e ad indicare, Martin Schulz (attuale presidente del Parlamento europeo) come candidato comune alla presidenza della commissione UE, dando, così, virtualmente, il calcio d’inizio alla campagna elettorale per le, ormai, imminenti elezioni europee.

In un contesto in cui, purtroppo, dal 2000 ad oggi, a causa della crisi economica e della tecnocrazia, la fiducia degli italiani nei confronti delle istituzioni europee si è, praticamente, dimezzata, questo evento, il quale, va sottolineato, è la prima volta che si verifica, non può che essere letto come un importante segnale di speranza.

E’ significativo, peraltro, che, proprio in questa storica occasione, il PD, dopo che, il 27 febbraio, la Direzione nazionale aveva deciso, a larghissima maggioranza, l’adesione, sia stato, ufficialmente, accolto nel PES che, d’ora in poi, assumerà la denominazione di PES – Socialisti e Democratici, a rappresentare, anche dal punto di vista letterale, la casa comune di tutti gli appartenenti a questa grande famiglia politica. L’ingresso del PD nel PES, di cui ogni iscritto e simpatizzante dovrebbe essere orgoglioso, chiude una stagione anomala, durata parecchi anni, nel corso della quale, il PD, al Parlamento europeo, pur facendo parte del gruppo dei Socialisti e Democratici, non aveva aderito al PES. Forse non tutti lo sanno ma, fino alla scorsa settimana, l’unico partito italiano a fare parte del PES era il Partito socialista italiano (PSI). Il PD aveva scelto di restare fuori poiché, all’atto della sua fondazione, la componente di ispirazione cattolico-democratica proveniente dalla Margherita, i cui eurodeputati, prima della nascita del PD, erano iscritti al gruppo dei liberali ADLE, aveva osteggiato l’adesione ad una forza politica di matrice socialista.

Se, pertanto, da questo punto di vista, va riconosciuto che la decisione del PD di entrare nel PES é stata complessa, è altrettanto evidente, tuttavia, come essa, oggi, abbia una forte valenza politica: costituisce, infatti, lo sforzo di spostare la politica dell’UE su di un livello davvero “europeo”, dove forze politiche affini possano rappresentare, a livello sovranazionale, le istanze, gli interessi e le aspirazioni dei cittadini che si riconoscono in un determinato orientamento politico. Impegnandosi a costruire un’agenda politica comune. Non solo per quanto riguarda la politica economica ma anche per quella estera. Poiché è fondamentale che, nei nuovi equilibri geopolitici mondiali che si sono venuti a creare nell’ultimo quarto di secolo, come dimostrano anche le vicende dell’Ucraina, l’UE sappia ritagliarsi, sempre di più, un ruolo da protagonista.

L’incipit del Manifesto del PES per le prossime elezioni europee, approvato, all’unanimità, dal Congresso, non a caso, recita: “Crediamo fermamente che la UE debba cambiare”. Gli obiettivi del PES, ora condivisi anche dal PD, sono, infatti, quelli di mettere al centro della politica europea il lavoro e di ridare vita al sogno degli Stati Uniti d’Europa come luogo dove parole come sviluppo, giustizia sociale, diritti, e pace trovino, finalmente, cittadinanza e possano tradursi in fatti concreti.

Fabrizio Mirabelli

Capogruppo PD Varese

11 marzo 2014
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