Lettere

“Piè veloce” e i pensieri lunghi

Caro Roberto, trovo la tua lettera particolarmente interessante e meritevole di qualche considerazione.  Il cruccio se morire socialdemocratici o democristiani che, su versanti opposti assilla da anni un’area vasta del centrosinistra, ha un solo punto di certezza: che siamo destinati a morire!

Nessuno sa “quando”, ma come tanti anni fa cantava Nicola Arigliano “la cosa è sicura, è solo questione di tempo”. Una prospettiva non molto allegra, ma che rientra nell’ordine delle cose e perciò ineludibile. Sul “come”, invece, potremmo discutere in eterno. D’altronde trattandosi di questione squisitamente politica l’eternità è uno degli scenari possibili. Però se ci allargassimo troppo, affrontando tutte le questioni che il caso solleva, il Direttore di questo giornale dovrebbe, giustamente, tagliarci senza pietà.

Stiamo allora alla tua domanda cruciale: è pensabile dare credito ad una scelta (l’entrata del PD nel PSE) che cambia completamente la natura del PD mutandone l’originalità e la sua ambizione di voler cambiare la politica e l’Europa, senza un dibattito nel partito? Risposta: no, non è pensabile! Tuttavia lo si fa! Con grande disinvoltura e senza, a quanto pare, provocare enormi turbamenti. Forse perché, appunto, non c’è nessun ritorno a casa e nessun superamento di quelle storie che ci stanno a cuore e che hanno segnato l’intero novecento. Parli di questioni che ormai interessano dei “nostalgici” o “conservatori” come te, il sottoscritto e pochissimi altri. La politica “moderna” non ha tempo per queste sottigliezze e il nuovismo abbinato al mito della velocità non hanno bisogno di pensieri lunghi, né tantomeno di pallose riunioni collegiali.

Tu rivendichi la necessità (il bisogno?) di una “discussione capace di far riflettere gli iscritti. Ma scusa a che serve riflettere quando ormai si è affermata l’idea che basta il pensatore unico, il decisore immediato o il “ghe pensi mi” di stagione? Non c’è tempo da perdere, la decisione va presa: ADESSO! Anzi no, le risposta ci sono già, prima ancora di porsi le domande.

Il punto è, caro Roberto, che a furia di giudicare “esaurite e superate” tutte le esperienze democratiche precedenti anche il pensiero socialista o quello cristiano democratico non hanno più un posto. E il “partito nuovo”, ovvero quel soggetto che avrebbe dovuto affrontare le sfide del XXI secolo, in realtà non è mai nato per la semplice ragione che si è privato in partenza degli strumenti e delle idee necessarie per misurarsi “autonomamente” con la portata dei mutamenti in corso.

D’altronde non è mai successo che una pianta qualsiasi potesse nascere privandosi delle proprie radici. Questo però è quello che è accaduto nel laboratorio della politica italiana (ed anche altrove) e, infatti, i risultati si vedono. E al nostro, o meglio, al vostro “Piè veloce”, non resta altro che correre sempre più in fretta, altrimenti i problemi lo acchiappano!

Rocco Cordì, Consigliere comunale Sinistra Ecologia Libertà

9 marzo 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

2 commenti a ““Piè veloce” e i pensieri lunghi

  1. roberto molinari il 9 marzo 2014, ore 18:48

    Caro Rocco, io e te siamo sicuramente due “dinosauri” almeno nella percezione generale dei “moderni” ed egemoni politici di oggi. E, mi si passi la battuta, sono molte volte, questi “moderni” proprio quelli con cui tu ami legare quando si tratta di polemizzare con il segretario cittadino di turno del PD o con il PD in generale.

    Tuttavia, il fatto che tu, che non hai condiviso questa storia, ma che vieni da una storia lontana e importante, ti metta a commentare quanto da me scritto non fa altro che confermare in me che è meglio essere dei “dinosauri” come noi, ma pensanti, che moderni e “autistici” della politica. Semmai, quello che ci divide, è il fatto che io ritengo che le radici siano importanti, ma proprio perché radici, per definizione, ti tengono ben fermo alla terra che conosci, mentre i tempi attuali richiedono, quando si alza il vento del cambiamento, di essere sul ponte di una nave pronta a prendere il largo e con sestante capace di dare la rotta.
    Ovviamente le idee in politica sono fondamentali, ma anche la realtà, onde per cui la realtà è sempre più importante delle idee.
    Con stima.

    Roberto Molinari

  2. Rocco Cordì il 11 marzo 2014, ore 19:25

    Caro Roberto, condivido quanto scrivi quasi totalmente (aggiungo il “quasi” per evitare qualsiasi assimilazione con le “profonde sintonie” registrate altrove). Su radici,vento e cambiamento, ci sarebbe da dire molto. Qui però mi limito a una sola battuta: anche a me (per le notorie radici joniche) piace viaggiare in mare in aperto, però mi piace sempre verificare che a bordo non ci sia uno Schettino di turno. Un caro saluto.

Rispondi