Varese

Varese, per Bob Viscusi emozione e applausi al Linguistico Manzoni

Fuori dal Manzoni Ombretta Diaferia e il mitico Bob Viscusi

Fuori dal Manzoni Ombretta Diaferia e il mitico Bob Viscusi

E’ presente a Varese, in questi giorni, il poeta italo-americano Bob Viscusi, che si potrebbe definire una sorta di Omero dell’epopea degli immigrati italiani che dalla fine dell’Ottocento varcavano l’Oceano con la speranza di farsi una nuova vita. Il poeta è stato invitato dalla piccola e tenace casa editrice Abrigliasciolta di Ombretta Diaferia e Sandro Gianni, da anni impegnata nella traduzione dei migliaia di versi che compongono il capolavoro di Viscusi, “Ellis Island”, l’isoletta che costituiva il luogo in cui i nostri nonni venivano sottoposti alla quarantena prima di fare il loro ingresso negli States. Una storia che si dovrebbe ricordare di più in Padania.

Tante le iniziative che hanno visto nella città giardino protagonista il poeta (iniziative comprese nel ricco cartellone di Abrigliasciolta ALOUD FROM THE POETS CAFE, bello e che Varese dovrebbe valorizzare maggiormente). Ieri Viscusi ha condotto una lettura al Liceo Linguistico Manzoni di Varese, affiancato da Sandro Sardella e dall’insegnante e poetessa Antonella Visconti, poi una visita al Carcere dei Miogni e infine, ieri sera, un magnifico reading al Teatro Santuccio con il titolo “migrAzioni di ellis island”. Al poeta è stato attribuita una vera standing ovation all’istituto Manzoni, dove, davanti ad un centinaio di studenti dell’ultimo biennio, ha letto alcuni versi del suo “Ellis Island”, tradotto dalla Diaferia e “trasposto” dal poeta Sandro Sardella (di sè Sardella ha detto “sono come un arrangiatore di canzoni”).

Grande emozione e un lunghissimo applauso finale quello indirizzato dagli studenti del Manzoni a Viscusi, il quale si è impegnato nel dare una definizione della poesia rispetto alla memoria. “La poesia può creare curiosità, interesse, pietas per gli eventi lontani che riguardano i nostri antenati emigrati negli States – ha detto Viscusi -. Uno strumento che ci porta a non dimenticare coloro che hanno sofferto e che ci hanno voluto bene”.

 

 

 

1 marzo 2014
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Un commento a “Varese, per Bob Viscusi emozione e applausi al Linguistico Manzoni

  1. ombretta diaferia il 1 marzo 2014, ore 21:25

    L’ALOUD di Robert Viscusi, Sandro Sardella e Antonella Visconti è stata una delle migliori performance degli ultimi dieci anni abrigliasciolta.
    Ma si è macchiato del reato di assenza di tutti i rappresentanti istituzionali e culturali della nostra città!
     
    In tutto il mondo, quando personalità di tal levatura degnano una città della propria presenza, si è soliti accoglierlo. Ancora più se stanno “donando” la propria arte.
    Anche lo stesso Sandro Sardella ha goduto a San Francisco di questa forma di educazione.
    Benevento ha addirittura conferito la cittadinanza onoraria a Robert Viscusi per l’importanza del suo lavoro.
    Macerata ha scomodato l’assessore alla cultura, che è rimasta sino alla fine della serata ed ha elogiato anche me dopo aver onorato il poeta.

    Varese non si è neppure degnata di accoglierlo.

    Verificare che neppure l’ombra dei rappresentanti istituzionali si scorgeva ad una serata, totalmente gratuita per il pubblico, nel mio amato Teatrino, mi fa soffermare a pensare.

    Ma preferisco agire, mentre il prossimo si agita.
    Perché siamo impegnati sui prossimi appuntamenti di questa settimana inseriti nella lunga stagione, che da novembre stiamo regalando alla città per il nostro decennale di poesia in azione.
     
    Ieri sera, però, in quel bene pubblico, per cui ho gioito quando l’Amministrazione ha deciso di affittarlo, ho scoperto che solitamente si paga un ingresso: due spettatori m’han ringraziato personalmente e son divenuti lettori di Viscusi dopo l’indimenticabile performance a cui hanno assistito!
     
    Adesso ho la certezza che le Amministrazioni della città, dove sono nata, cresciuta, da cui son fuggita son tornata, malgrado tutto, scegliendola scientemente come sede della mia piccola impresa culturale, soffrono di disturbi della vista: non si sono accorti dell’alta valenza pubblica del lavoro di abrigliasciolta, quindi anche del mio, e delle decine e decine di persone che stanno onorando la nostra città della loro presenza da novembre, e dell’autore newyorkese che ieri ha attraversato quest’ultima landa del profondo nord..

    Il commento tra due parentesi “iniziative comprese nel ricco cartellone di Abrigliasciolta ALOUD FROM THE POETS CAFE, bello e che Varese dovrebbe valorizzare maggiormente” è proprio calzante!
    (anche se abrigliasciolta rifiuta la maiuscola!)
     
    Grazie nuovamente a Varese Report.
    Resti sempre una voce indipendente ed autonoma.
    Proprio come abrigliasciolta, che non ha mai ricevuto un aiuto pubblico, ma ha esclusivamente investito da privato.
    E quando ha incontrato “problemi e difficoltà” li hai affrontati e risolti in completa autonomia ed indipendenza.
    Eppure forniamo un professionale servizio pubblico!
    La nostra amata cultura, bene comune, ne ha proprio bisogno in questa ultima landa del profondo nord.
    Oggi lo so.
     
    Ma la difficoltà stavolta è insormontabile.
    Nel mio amato Teatrino, quello che per anni al mio risveglio mi dava il buongiorno, che mi teneva compagnia facendo capolino dalla finestra del mio studio e che ogni tanto violavo rubandone gli squarci fatiscenti dall’alto, ieri sera proprio in quel luogo, parlando con chi lo vive (e che pensavo lo facesse per la cittadinanza come luogo pubblico), ho realizzato che questa città persegue nella sua sapidità.
     
    “La sapida Varese” è la citazione che trattengo di quel Piero Chiara che dedicava carezze alla fogazzariana “sdegnosa”.
     
    Forse dovrei mostrare il mio sdegno per quest’indicibile assenza.
     
    O semplicemente verificare che Varese non accetta che Robert Viscusi onori il suo territorio.
    Così come le decine e decine e decine di autori che in questi mesi stanno attraversando Varese.
     
    Perché, se solo non mi fossi dilungata così tanto, racconterei pubblicamente quante volte in questi giorni io abbia provato imbarazzo davanti all’autore newyorkese che ricercava spiegazioni davanti all’incapacità di gestire il traffico, all’inaccessibilità dei luoghi pubblici e delle bellezze dei nostri luoghi, al perché tolgano alberi che sono “condizionatori naturali” per inserire in contesti storici e architettonici e paesaggistici singolari enormi cubature di cemento armato.
     
    Mi sono vergognata delle risposte istituzionali: “i parcheggi risolvono i problemi di traffico”, “gli alberi sono pericolosi”, “la cultura è solo una scusa”.
     
    Per fortuna che la prima serata pubblica di Robert Viscusi ho scientemente scelto di farla a Milano, che mi ha educata: sedeva al fianco del cantore della migrAzione italiana dei nonni e bisnonni di un’Italia, orfana di memoria, proprio il vice-presidente della Casa della Poesia Tomaso Kemeny, il poeta mitomodernist a cui hanno conferito addirittura la cittadinanza italiana.
    Anche i miei amministratori e i miei concittadini sono figli di quella migrAzione verso l’isola delle speranze e delle lacrime.
     
    Ma a Varese è inviso uno “strumento che ci porta a non dimenticare coloro che hanno sofferto e che ci hanno voluto bene”.
    Personalmente dimentico in fretta solo chi infligge pene quando non riesce ad esibire il proprio potere.
     
    Dedico loro dal primo sonetto di ellis island, composto da Viscusi e trasposto da Sardella per le nostre edizioni.
    E’ proprio quello che i ristretti hanno trattenuto di più:
     
    “chi ti ha fatto male per anni
    ora si lamenta di essere tua vittima
    cosa puoi fare di queste ferite”
     
    Se è risuonata ieri al Manzoni di Varese è grazie ad Antonella Visconti, a cui mi sono personalmente legata perché considera l’amicizia avere un progetto in comune al prossimo suo, anche se sono studenti.
     
    Se è risuonata nella Casa Circondariale di Varese è grazie al direttore Gianfranco Mongiello, alla responsabile dell’Area Trattamentale Maria Mongiello, alla fantastica squadra della polizia penitenziaria e a tutti gli educatori ed operatori, oltre ai ristretti che ne hanno accolto l’ingresso come poeta abrigliasciolta. Dieci anni di percorso “Forma espressiva del raccontare”, che ha conseguito e consegue riconoscimenti e pubblicazioni sin dalla sua attivazione, danno buoni frutti anche oltre le mura.
     
    Se è risuonata al Santuccio è grazie ad una delibera.
     
    Ieri sera ho capito il vero senso di questo burocratico termine.
    Non corrisponde propriamente a curiosità o libertà o educazione o rappresentanza.
    Men che meno a cultura, bene comune.

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