Lettere

Il velocista Renzi e i tempi del Pd

Alcuni giorni fa il PD ha tenuto una sua assemblea provinciale per discutere degli ultimi fatti politici nazionali. “Sfiducia” al Governo Letta, incarico a Renzi, lista dei Ministri. Premetto che non condivido il modo in cui è stato defenestrato Letta. Non mi è piaciuta la riunione della Direzione Nazionale, la scarse giustificazioni e le accuse di immobilismo. Così come non mi è piaciuto che la minoranza di Cuperlo si sia sbrigativamente adeguata.

Queste perplessità le ho portate alla nostra assemblea così come ho sottolineato anche due pericoli. Primo, che Renzi da uomo che spinge per il cambiamento diventi l’uomo del “destino”. Secondo, il possibile “fuoco amico” sulla strada del Governo. Non ho certo timore a rendere pubblici i temi che solitamente evidenzio nelle riunioni di partito. Penso che Renzi esprima una energia straordinaria e positiva. Un “velocista” della politica che spesse volte da l’impressione di contare solo sulle proprie intuizioni. Queste sono doti carismatiche, ma che cozzano con i tempi della politica e con la cultura del PD, una cultura che aborre il leaderismo e l’assenza di mediazioni. Con l’esautorazione di Letta avvenuta in stile “prima Repubblica” Renzi si è giocato molto della sua credibilità di uomo del rinnovamento e dell’essere contro l’establishment.

Tutto, poi, aggravato dal divenire Premier senza un passaggio elettorale e con la maggioranza politica precedente. Per recuperare, ora, dovrà infilare una serie di successi evitando, tuttavia, gli “effetti speciali” alla Berlusconi. Ho così seguito, con estremo interesse, l’intervento che il Segretario Nazionale ha fatto al Senato. L’ho trovato energico, all’attacco dei “5stelle”, efficace nel parlare più a chi sta fuori dal “palazzo” e capace di una narrazione da troppo tempo manca al PD.

Sono assolutamente certo che tutti i “democratici” daranno un sostegno leale al tentativo di Renzi, aspettandosi però, come tutti gli italiani d’altra parte, che a grandi impegni corrispondano risultati. Ho però un secondo timore. Il “fuoco amico”. Trovo stucchevole il sentire porre nel PD, in questo momento, il tema del doppio incarico e di chi andrà a “governare” la complessa macchina del partito. Le persone comuni, quelle che quotidianamente si confrontano con il difficile vivere quotidiano, credo che giudicherebbero strambo il dover assistere ad un acceso dibattito del genere. Così come trovo culturalmente inaccettabile dover ascoltare la messa in dubbio, in un passaggio politico impegnativo, l’appartenenza al PD per rincorrere per l’ennesima volta i miti del progressismo.

Vorrei fare un’ultima riflessione nata ancora dal sentito nella nostra  assemblea. Io sono certo che nel PD, tra i “tifosi della curva” della prima ora schierati per Renzi e la sinistra radicale di Civati ci sia una grande fetta di militanti ed elettori che vuole mantenere viva una idea, non contro, ma diversa di PD e di riformismo. Sono ampiamente convinto che questa radicalizzazione sia fatua e che, viceversa, vi sia un grande spazio di azione politica per coloro che non hanno condiviso il modo in cui Letta è stato sfiduciato, che non amano i toni arroganti e che, responsabilmente, sosterranno il tentativo di Renzi e del suo Governo e con ugual forza credono in un PD, con profonde radici nella storia e nelle diverse tradizioni culturali riformiste del Paese, capace di parlare anche ai “ceti medi popolari” senza rincorrere il moderatismo e per questo non hanno incubi se il PD occupa uno spazio politico “centrale” nel sistema. Insomma, un PD capace di contendere gli elettori a trecentosessanta gradi, non ancorato ad una visione ideologica legata al passato dove ci si definisce di sinistra per quello che non si è piuttosto che per le cose che si propongono e si realizzano.

Roberto Molinari

Componente Direzione P.le PD Varese

28 febbraio 2014
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