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Regione, le riforme istituzionali spaccano il Consiglio. Il Pd all’attacco

consSpaccatura al Pirellone sulle riforme istituzionali e sul ruolo delle Regioni e delle Autonomie locali. E’ stato infatti approvato, con i soli voti della maggioranza di centrodestra, 42 voti, mentre 18 consiglieri non hanno partecipato al voto, un ordine del giorno. E’ stato sottoscritto dal Presidente della Commissione Affari Istituzionali Stefano Carugo (NCD) e dal Presidente della Commissione speciale per il Riordino delle Autonomie Giulio Gallera (FI), oltre che dai capigruppo di maggioranza Massimiliano Romeo (Lega Nord), Stefano Bruno Galli (Lista Maroni), Claudio Pedrazzini (FI), Mauro Parolini (NCD), Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia) e Elisabetta Fatuzzo (Pensionati).

Il documento sottolinea l’esigenza prioritaria di superare l’attuale bicameralismo perfetto e paritario, attraverso la costituzione di un Senato delle Regioni e delle Autonomie che dovrà essere composto “da rappresentanti provenienti dalle Regioni, per almeno due terzi dei suoi componenti, e dagli Enti locali entro un numero complessivo non inferiore a 80 e non superiore a 200, tenendo conto della popolazione di ciascuna Regione”.

Ribadita poi la necessità di attribuire alla potestà legislativa esclusiva dello Stato solo le materie sulle quali vi è un oggettivo e prevalente interesse nazionale, lasciando invece alla competenza regionale le altre materie. Nel chiedere il rilancio e l’attuazione del processo di federalismo differenziato, l’ordine del giorno sollecita la riduzione del numero attuale delle Regioni italiane con l’obiettivo di costituire enti regionali più ampi (le macroregioni), che siano “più adeguati e omogenei dal punto di vista del territorio e della popolazione”.

Si sottolinea infine la necessità di evitare la proliferazione delle Città metropolitane, individuando come unica Città metropolitana in Lombardia la sola area metropolitana di Milano. L’ordine del giorno sarà trasmesso al Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente del Senato con richiesta di istituire un luogo idoneo di approfondimento che veda rappresentate le Regioni, valutando anche “l’ipotesi di dare vita a una apposita Commissione bicamerale allargata ai rappresentanti delle Regioni e delle Autonomie”.

Duro l’attacco del Pd che ha sottolineato come il Consiglio regionale della Lombardia abbia approvato con i voti della sola maggioranza un documento sulle riforme diverso da quello concordato in Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali. Lega e Forza Italia rifiutano la proposta del Partito Democratico di votare separatamente il documento delle assemblee legislative rompendo così il fronte delle Regioni.

“Il centrodestra ha preferito far votare al Consiglio un documento che si rifà agli argomenti demagogici della campagna elettorale di Maroni anziché favorire una posizione unitaria”, dice il segretario regionale Alessandro Alfieri, che sferza la Lega e Forza Italia: “Grazie a Renzi e al PD il cantiere delle riforme è aperto, sarebbe sbagliato rispondere con una mera difesa corporativa. Nelle Regioni sono stati compiuti errori, e non solo nell’utilizzo delle risorse, ma anche nell’incapacità di utilizzare gli spazi legislativi che già la normativa mette a disposizione, preferendo strade demagogiche e velleitarie come la macroregione e il 75% delle tasse. Oggi c’è la possibilità di cambiare davvero, la Lombardia deve scegliere se stare con il cambiamento o con la conservazione”.

25 febbraio 2014
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